1930 macchine inutili    forme astratte in movimento nello spazio                                1946 concavo-convesso    una rete metallica ripiegata ed appesa, un ambiente mutevole di immagini ombre rifrazioni, una nuvola                                1948 pitture negativo positive    annullato il contrasto tradizionale tra la figura e il fondo                                1950 proiezioni di luce    la pittura si smaterializza, diventa ambiente, lo spettatore entra nella composizione proiettata                               1951 macchine aritmiche     la regola e il caso, il ritmo e l'imprevisto                                1951 oggetti trovati    sassi cortecce radici valvole manifesti strappati, la natura e l'arte
 
 
Zone inesplorate                      
Il titolo zone inesplorate, che a Bruno Munari piacque subito molto, venne inventato per una mostra personale alla galleria UXA di Novara dalla critica d'arte Miroslava Hajek. Siamo convinti che la modernità di questo artista sia ancora ampiamente da esplorare. Per questo proponiamo alcuni approfondimenti, in particolare ci soffermiamo con alcune riflessioni, tanto per cominciare, sull'attività artistica di Munari nel periodo che va dagli anni '30 agli anni '50.

Prima dei buchi di Lucio Fontana [1949], prima dei sacchi di Alberto Burri [1950], molto tempo prima della comparsa sulla scena di Piero Manzoni [1957], tanto per rimanere all'interno del panorama artistico italiano, Bruno Munari aveva già proposto una macchina aerea (1930), primo mobile nella storia dell'arte, ed inventato le macchine inutili, le tensostrutture (1935), progettato il concavo-convesso (1947), primo environment nella storia dell'arte, ed i negativi-positivi (1948), nonché diverse altre opere, non meno importanti, come i fotogrammi, gli oggetti metafisici, i libri illeggibili.

Molto tempo prima della famosa mostra le mouvement alla Galleria Denise Renè (1955) Munari sviluppò nelle proprie opere le tematiche del movimento e del dinamismo, indirizzandole verso la terza e la quarta dimensione, ambientandole nello spazio, dotandole di quella casualità necessaria a spezzarne ogni funzionamento monocorde.

Molto tempo prima che l'installazione, l'ambientazione e la video-art diventassero correnti e metodologie dell'arte contemporanea, Munari coinvolse lo spettatore in ambienti installazioni, con le macchine inutili dal 1930-33, con concavo-convesso dal 1947, inventò la pittura proiettata nel 1950 e la pittura polarizzata nel 1952 presentandola al MoMA nel 1954 e diresse film sperimentali sui colori della luce a partire dal 1963.

Questi approfondimenti hanno il senso di una piccola visita guidata al museo munariano, utilizzando in particolare brevi citazioni di scritti dell'autore e riproduzioni di opere esemplificative.

Ci piace inoltre ricordare principalmente Bruno Munari come artista, per questo riprendiamo quanto scrive una storica dell'arte, collezionista e collaboratrice di Bruno Munari, Miroslava Hajek: Munari è stato tra i primi a teorizzare la differenza tra arte, artigianato e design, tra stile e styling in maniera molto chiara: anche per questo è assolutamente un equivoco confondere le sue opere d’arte con i suoi progetti di design e di grafica editoriale. Quando ancora era in vita si è spesso trovato ad assistere a miscugli espositivi di suoi lavori, che lui definiva insalata russa, ma non si è mai ribellato agli stereotipi costruiti intorno a lui, sosteneva di non avere tempo da perdere in discussioni e di lasciare ai posteri queste battaglie.



















   

L'indice si appoggia alla palpebra inferiore e la tira leggermente verso il basso. Il gesto vuol dire: ho capito, siamo d'accordo, sta attento.
[immagine pubblicata sul Supplemento al dizionario italiano, 1958, ristampato da Corraini]


   

L'immagine è stata utilizzata dalla artista americana Barbara Kruger nella composizione di una sua opera seen