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Nel banner particolari di: Xeroritratto di Bruno Munari; Munari 1966, fotografie di Ada Ardessi, Biennale di Venezia courtesy ISISUF Milano; Munari 1950, fotografia di Federico Patellani; Munari con Macchina Inutile 1956, fotografia di Aldo Ballo
 
 
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D. Buzzati, Il folletto Munari – Quarant'anni di nuove idee, Corriere della Sera, 22 ottobre 1971

Film Festival organizzato da Pontus Hulten: Proiezioni di Munari al Moderna Museet di Stockholm nel 1958

Depliant della mostra collettiva a Krefeld nel 1984

D. Buzzati, Ha fatto un libro strappando le pagine, in Corriere d'Informazione 10 dicembre 1955

Concavo e Convesso, in Domus ottobre-dicembre 1947

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1968

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1970

B. Munari, Guerra e Pace - Si cammina così - Sentirò la mia voce al telefono, in Humor nel mondo n°1, Giugno 1949

G. Kosice, Las búsquedas experimentales de Munari, in Geocultura de la Europa de hoy Ediciones Losange, Buenos Aires, 1959 (espanol)

B. Munari, Tanti saluti con fantasia, in Stampa Alternativa Roma 1987

R. Carrieri, Munari illusionista degli spazi, in Natura nov-dic 1932

B. Munari, L'Abecedario di Munari, Stile Robinson, Una casa a Fiumetto in Stile n. 30 Giugno 1943 Garzanti Editore

Marylin McCray, Catalogue Electroworks (excerpts), International Museum of Photography & Film, George Eastman House Publisher, Rochester N.Y., 1979

B. Munari, La grafica tridimensionale di Max Huber, in Design n. 4, Bergamo 1975

Bollettino del MAC N.1 - Oggetti Trovati

B. Munari, Belle e Brutte, in L'Automobile - marzo 1967

B. Munari, Surrealismo. E’ un film di Grandi Firme, in Le Grandi Firme - giugno 1938

B. Munari, Diagramma, in Orpheus - dicembre 1932

M. Datini jr., Notizie delle arti, in Le Arti luglio -agosto 1970

B. Munari, Dall'individualismo al collettivismo, in Arte Centro Milano, aprile - giugno 1975

Gruppo Q, Munari. Spazio Abitabile, Stampa Alternativa, Roma, 1999

C. L. Ragghianti, in Catalogo della mostra Ricerche visive, strutture e design di Bruno Munari La Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, 1962

Bruno Munari, Astratto e concreto, in Catalogo della mostra Arte concreta, 9-24 aprile 1983, Palazzo del Ridotto Cesena, Ed. Industria Litografica SILA, Cesena 1983

M. Perazzi, Questo è il mio segreto, non mi arrabbio mai, in La Domenica del Corriere 26 marzo 1983, n.13 anno 1985

A. Segàla, Bruno Munari, in Epoca 28 novembre 1986, Milano, pp. 88-92

A. Linke, Bruno Munari: le regole del genio, in Frigidaire 1987

A. Nosari, Ansia di velocità, in L'Ala d'Italia 1 ottobre, 1938


 
Il Passato Futurista


 

Nella storica mostra del 1986 dedicata al Futurismo e curata da Pontus Hulten nella rinnovata sede di Palazzo Grassi a Venezia, Bruno Munari era presente con due opere: la macchina inutile con guscio di zucca del 1934 ed una tavola tattile del 1938, opere purtroppo mai più esibite durante le successive esposizioni di questa mostra in Europa.
Dopo le recenti rivalutazioni storiche sul movimento futurista crediamo sia giunto il momento di rileggere anche il passato futurista di Munari.



macchina inutile con guscio di zucca
ed elementi mobili
1934
priv. coll.



tavola tattile 1938
priv. coll.



tavola tattile 1938
particolare sezioni forte-veloce
priv. coll.


Nel 1926 Bruno Munari non ancora ventenne arriva a Milano e viene presentato a Marinetti e Prampolini dal libraio Escodamé (Lescovic) ed introdotto nel gruppo futurista milanese.

Il periodo giovanile di impianto futurista è ancora oggi da indagare nel suo complesso, sia per le influenze che certe idee hanno sul Munari più maturo, sia perché la sua presenza nel futurismo degli anni '30 e '40 non è stata marginale.
Munari, da Marinetti ritenuto il giovane più brillante del gruppo milanese, da lui stimolato ad avere ogni giorno un'idea creativa nuova, si distingue sia per l'originalità e la maturità con la quale riconosce i limiti stessi del movimento, sia per la capacità di sperimentare, in massima libertà, materiali ed idee, realizzando opere che difficilmente possono essere definite scolastiche.

In questo periodo, quasi in modo caleidoscopico, convivono e vengono assorbite esperienze ed idee di vario tipo, che Munari sperimenta sul campo, realizzando opere anche con l'obiettivo primario di comprendere a fondo i problemi estetici e le soluzioni adottate: futurismo, cubismo, dada, surrealismo, metafisica, razionalismo, astrattismo sono tutti stimoli che ritroviamo in Munari modificati e riadattati, grazie alla sua capacità di sviluppare una poetica originale e ben caratterizzata.

Il periodo che coincide con il primo decennio di attività di Bruno Munari si presenta quindi ricco di motivazioni culturali e di scambi tra movimenti; periodo fluido nel quale uno spirito sperimentatore, quale è Munari, ha modo di filtrare tutti gli "ismi" più avanzati della cultura italiana ed europea
[Aldo Tanchis, L'arte anomala di Bruno Munari, Laterza, 1981]



costruire 1928
pubblicato sul catalogo della mostra Trentatre Futuristi
alla Galleria Pesaro Milano 1929

Costruire è uno dei primi quadri futuristi dove la scomposizione ascensionale richiama alcuni lavori di Boccioni,
suggerisce una compenetrazione dinamica di interferenze visive frammentanti dinamicamente l'impianto complessivo dell'immagine di cadenza piramidale
[E. Crispolti, in Cesare Andreoni e il Futurismo a Milano tra le due guerre, Edizioni Bolis 1993]



notturno 1929

In notturno sono evidenti le affinità con certi paesaggi di Paul Klee.


l'ospedale delle macchine 1929


Tra le principali influenze del Munari futurista ricordiamo le suggestioni suscitate dalle opere di Enrico Prampolini: certi influssi sono evidenti nella pittura cosmica, in molti disegni e collage (anche degli anni '40) e nella prima macchina aerea del 1930 (quasi un disegno di pianeti ed orbite).

Enrico Prampolini rappresenta per Munari non solo un maestro ma anche un ponte verso le nuove istanze artistiche europee, sia per la sua apertura mentale, sia perché dal 1916 è in contatto con i dadaisti Hans Arp e Tristan Tzara e poi con esponenti di De Stijl e della Bauhaus. Inoltre Prampolini, soggiornando a Parigi per dodici anni dal 1925, entra in contatto con i principali esponenti del surrealismo.


senza titolo Bruno Munari 1930


Questa opera è riconoscibile (quarta da sinistra) nella fotografia della parete dedicata a Munari durante la collettiva Ventitre Pittori Futuristi alla Galleria Pesaro (Milano) nel 1930.



senza titolo Bruno Munari 1930 circa
tempera su cartone cm 39 x 72
coll. priv.



nudo Bruno Munari 1932
Coll. priv. Busto Arsizio



senza titolo Bruno Munari 1932
Coll. Casaperlarte Fondazione Paolo Minoli


Molti sono i temi che Munari sviluppa in questi anni, spesso in modo sincronico, e che andrebbero indagati adeguatamente, ricollegandoli a quegli sviluppi futuri che hanno reso rilevante il percorso artistico di Munari.

Elenchiamo alcuni di questi temi:

  • il dinamismo e lo studio del fluire di segni e forme che spinge Munari verso un'idea di arte mobile
    periodo futurista: studi sul movimento (disegni, pitture), installazioni di macchine inutili, da tavolo, da parete, da terrazzo, da giardino, galleggianti
    lavori posteriori: realizzazione di fontane, installazione di concavo-convesso, ambienti di luce, scomposizione della luce con filtro polaroid, filipesi

  • l'importanza della macchina
    periodo futurista: macchina aerea, macchina inutile
    lavori posteriori: macchine aritmiche, realizzazioni cinetiche, uso paradossale di macchine fotocopiatrici, utilizzo di componenti tecnologiche quali fossili del nuovo millennio

  • il tattilismo e l'importanza di uno stimolo plurisensoriale nell'arte
    periodo futurista: composizioni polimateriche, tavole tattili
    lavori posteriori: sensitive, messaggi tattili per non vedenti, laboratori liberatori per adulti, laboratori pedagogici per bambini

  • la pittura cosmica quale paradigma di un mondo favoloso, poetico, spirituale
    periodo futurista: opere astratte, fotogrammi, collage, oggetti metafisici
    lavori posteriori: oggetti trovati, ricostruzione teoriche di oggetti immaginari, sassi, il mare come artigiano

  • gli interventi grafici, scenografici e nelle arti decorative (ritroveremo, sviluppate, molte delle invenzioni di questo periodo nelle successive attività di grafica editoriale e di design industriale)




  •  
    Il dinamismo


     


    Per Munari fin dai primi anni di partecipazione al movimento appaiono evidenti i limiti dell'esperienza futurista, paradossalmente centrata su tecniche statiche per far vedere cose dinamiche, ottenendo, come risultato, quello di fermare un momento, un istante, del dinamismo.
    Per Munari invece il movimento va usato come tecnica in modo dinamico per cui non si ferma l’immagine che si forma.


    Bruno Munari dinamismo di un motociclista 1927
    cm 18 x 18 priv. coll.


    Munari era solito tenere l'opera dinamismo di un motociclista nel taschino della giacca, ripiegata in quattro, per esibire all'occorrenza, con l'usuale understatement che lo contraddistingueva, il suo passato futurista



    Bruno Munari uomo che cammina 1931
    chine colorate su cartoncino, cm 15 x 13,5
    priv. coll.



    Bruno Munari uomo seduto 1931


    Molte opere del periodo futuriste sono mirate a raffigurare una trasformazione attraverso i suoi elementi infiniti, cercando di rappresentare non tanto una forma precisa, ma il fluire di una forma, cercando di rappresentare, evitando però di fissarlo, un momento del dinamismo di un segno che è passato di lì.

    Soltanto le grandi velocità riducono la materia a un ammasso nebuloso, filiforme, aforme, che lo sforzo mnemonico non può afferrare
    [Aligi Sassu, Bruno Munari, in Manifesto della pittura Dinamismo e riforma muscolare, 1927]



    Bruno Munari 1932



    a passo di corsa 1932
    priv. coll.


    I risultati sono una scomposizione del movimento che finisce per essere sempre più astratto, accennato, essenziale.



    due figure in movimento 1938
    priv. coll.


    Il pittore futurista vuole dipingere il movimento dell'oggetto e non l'oggetto stesso. [...] Da questo momento l'oggetto, approfittando del movimento che gli ha imposto il futurismo, parte e non lo rivedrete mai più, sotto forma verista, nei quadri moderni.
    Così Munari commenta con ironia nel 1944 in Fotocronache le intenzioni estetiche del movimento futurista.

    A questo punto è chiaro che le tecniche statiche (pittura) risultano inadeguate per la rappresentazione del movimento e vanno indagate tecniche innovative in grado di tradurre nel linguaggio visivo la fluidità dei processi di trasformazione, tipici del movimento.
    La conseguenza logica di questo pensiero è la costruzione di oggetti d'arte caratterizzati dal movimento libero di forme e colori nello spazio (come nel caso delle macchine inutili progettate a partire dal 1930).



     
    La macchina


     



    ruota di mulino sull'adige
    fotografia conservata in studio da Munari


    Nel rapporto tra macchina ed arte l'interpretazione di Munari, che poggia le proprie basi sulle lunghe osservazioni dei mulini in riva all'Adige con i loro movimenti lenti, sincronizzati con le forze della natura, si discosta molto da quella proposta dal movimento futurista, incentrata invece sulla potenza, la velocità, la forza.



    respiro di macchina 1932


    Respiro di macchina, una sorta di bizzarro metronomo, è una delle prime macchine inutili, da appendere alla parete, i movimenti prodotti si sviluppano a partire dal concetto di leva: pesi, fili e bracci sono le componenti principali.

    Respiro di macchina venne acquistata dal critico L. Pralavorio che sulla Cronaca Prealpina il 28 maggio 1934 nell'articolo Delle Macchine inutili e di altro la descrive in questo modo: Ho comperato adesso una “macchina inutile” di Munari e mi trovo benissimo. La mia sete meccanica è soddisfatta. L'ho appesa, la macchina inutile, a una parete della mia camera - che così diventa un poco, con mia grande soddisfazione, un'autorimessa dello spirito -, com'altri appende in salotto un quadro d'autore, quelli proprio con la cornice di valore, e trascorro le serate di pioggia a muovere le sue rotelline, tirarne i fili, con somma invidia del mio gatto che ci vorrebbe giocherellare anche lui. Perché non si tratta già, come forse avrete capito, di una macchina macchinosa, no: una macchina giocattolo, costruita vuoi di penne di gallina - mai di oca; le oche nulla hanno a che fare con Munari e il futurismo - di spago - quello che s'allunga infinitamente, non quello che s'incurva ai novanta - rotelle, chiodi e tante altre materie colorate e plastiche. Una vera macchina inutile, insomma; macchina arte e non macchina scienza. Che può star bene, anzi ci vuole, in un salotto di raffinatissima signora moderna.

    Il nome stesso di macchine inutili introduce, con la semplicità e la forza di uno slogan, un visione meno retorica, meno esaltante, più distaccata ed ironica, di intendere la macchina.
    La macchina diventa uno strumento per lo sviluppo di forme astratte nel dominio spazio-temporale, in cui è fondamentale ai fini del progetto estetico l'introduzione della casualità (basta un soffio di vento) per equilibrare la monotonia dei movimenti della macchina, per renderli inaspettati, compositivamente accettabili.



    macchina inutile n. 19
    fotografia pubblicata sulla rivista La Lettura nel 1937


    La macchina di Munari è sempre imprevedibile, caratterizzata da movimenti aleatori, non è utilitaristica, non ha fini produttivi; allo stesso tempo con la sua presenza ci fa riflettere sull'utile e sull'inutile (positivo e negativo, due aspetti della stessa realtà), sull'utilità dell'inutile e sull'inutilità dell'utile.

    Nella costruzione delle macchine gioca un ruolo importante, come avviene per Calder, l'incontro e la conoscenza dei lavori di Mondrian.
    In particolare l'artista olandese opera una semplificazione radicale: elimina ogni elemento decorativo, interpretato come rumore di fondo, come elemento di disturbo nella comunicazione visiva, porta la pittura ad una essenzialità non referenziale, la arricchisce di una strutturale asimmetria tipica del linguaggio visivo orientale.
    Tutte innovazioni compositive che vengono poi assorbite, reinterpretate e fatte proprie da Munari che, dopo i proficui soggiorni giapponesi, le formalizza in molti scritti teorici.



    disegno di macchina (inutile o aerea?
    o tensostruttura?) 1930


    Con le macchine inutili, partendo dal futurismo, Munari attua il passaggio verso l'arte astratta e verso l'ambiente, liberando l'opera dalle restrizioni del formato del quadro.

    Nei suoi lavori è frequente l'uso di materiali poveri: fili di metallo o di cotone, carte veline, fogli trasparenti, congegni meccanici, parti mobili, tutte soluzioni che ritornano in tanti cicli di opere successive.



    macchina inutile da tavolo n. 11
    fotografia pubblicata sulla rivista La Lettura nel 1937


    Purtroppo molte delle opere di Munari di questo periodo realizzate con materiale facilmente deperibile, esposte in Italia e all'estero nelle molte collettive organizzate dal movimento futurista, sono da ritenersi al momento disperse.








       
     
    Il Futurismo a Milano


     



    Nella una storica fotografia, riprodotta sopra, si può osservare la parete riservata a Munari durante la collettiva Mostra Futurista arch. Sant'Elia e 23 Pittori Futuristi, tenutasi alla Galleria Pesaro di Milano nel 1930.
    Queste opere sono state esposte negli anni '30 in tutta Europa e pare che siano rimaste bloccate all'estero in seguito alle vicende tumultuose dell'epoca pre-bellica.
    Pertanto questi lavori, decisamente importanti ai fini di una valutazione del primo Munari futurista, sono da ritenersi al momento disperse, soltanto una di queste opere è disponibile presso una collezione privata.

    Tutte le opere futuriste di MUNARI sono sparse per il mondo (nel senso che non sono più tornate a casa dalle mostre)
    [Bruno Munari]



    buccia di Eva Bruno Munari 1930
    particolare della fotografia della parete dedicata a Munari alla Galleria Pesaro 1930


    Il Gruppo dei pittori futuristi Milanesi guidato dal giovanissimo e genialissimo Bruno Munari si presenta in piena efficienza.
    [Dalla prefazione di F.T. Marinetti sul catalogo della mostra Trentatrè Futuristi Galleria Pesaro 1929]





    Inaugurazione della Mostra Trentatrè Futuristi. Seduti vi sono Filippo Tommaso Marinetti, a sinistra, e Fillia a destra. In piedi a sinistra di Fillia si possono vedere Prampolini, con accanto Bruno Munari.



    ritratto di Cesare Andreoni 1930



    fotografia di Cesare Andreoni
    Courtesy Archivio Cesare Andreoni

    Molti dei disegni di Munari di questo periodo mostrano una vena umoristica o sono di ispirazione meccanica; i ritratti dei personaggi sono spesso composti da cilindri, coni o volumi di vario tipo, talvolta anche spigolosi.

    Nel 1927, Aligi Sassu (allora quindicenne) e Bruno Munari (di cinque anni più anziano) firmano un manifesto (manifesto della pittura "Dinamismo e forza muscolare"), steso con foga e stile tipicamente giovanili, nel quale è evidente la volontà rinnovatrice e antinovecentista degli autori, che chiedevano, con la loro pittura, di poter "creare un mondo meccanico, animale e vegetale completamente nuovo ed originale".
    [Tristan Sauvage in Corrente ovvero i primi realisti italiani, in Pittura italiana del dopoguerra (1945-1957), Schwarz Editore, Milano 1957]



    ritratto di Luigi Russolo 1927



    Luigi Russolo


    Il pittore dei coni "Bum" non ha che diciannove anni ed è milanese, e si chiama al secolo, bruno munari... con la "b" e la "m" minuscole, come si può leggere nella sua carta da visita.
    Disegnatore meccanico e innamorato della sua tecnica, egli ha cominciato tre anni or sono a trarre dalla semplicità di linee che vedeva nei complicati congegni, gli elementi di una arte, che pur inquadrandosi nella catena futurista, ha già manifestazioni simpaticamente personali, attraverso una limpida sensibilità umoristica, aderente alla vita che si svolge sotto gli occhi osservatori dell'artista.

    [Il pittore dei "coni", La Domenica del Corriere, 16 ottobre 1927]



    Collage su cartone figura 1927-28 circa



    disegno del 1929 per lo scritto di Marinetti il suggeritore nudo pubblicato su Comoedia



    opera futurista 1930
    particolare di una fotografia della parete dedicata a Munari alla Galleria Pesaro 1930



    scomposizione di un nudo 1930
    particolare di una fotografia della parete dedicata a Munari alla Galleria Pesaro 1930



    figura 1931
    coll. priv.


     
    La pittura cosmica


     


    Scrive Carlo Manzoni nel 1934 sulla rivista Natura in Bruno Munari. Palombaro della fantasia
    "...in un mondo completamente suo e da lui inventato e costruito, egli immagina di essere proiettato alla velocità della luce nell'etere inesplorato
    ...nell'immensità del suo infinito FUTURISTA, nella realtà del suo astratto, MUNARI costruisce ed inventa per il maggior benessere dello spirito."



    sensibilità cosmica 1930
    coll. privata



    sensibilità cosmica 1932
    priv. coll.



    collage 1933

    Un'altra recente espressione della pittura futurista è il cosiddetto paesaggio cosmico: sogno aereo di superamenti terrestri, d'avventure psicologiche fra gli astri, di stelle e pianeti roteanti negli spazi infiniti. E in questo genere uno degli esempi più singolari lo dà Prampolini, che mentre nei quadri cosmici s'adopera quando può a smaterializzare la sua tecnica e ad astrarsi in una sensibilità interplanetaria tutta fuori dalla realtà e dalla vita, nei quadri tattili, come i futuristi li chiamano, e cioè completati col sussidio di materie estranee alla pittura, pur restando astratto, s'aiuta ad evocare le cose rappresentate coi mezzi più realistici.
    Ma un'artista che si serve di tutti gli espedienti possibili per accrescere di valori tattili i valori pittorici, associandoli in modi curiosi, è Munari, il quale con una sua figurazione intitolata, se ben ricordo, il mormorio della foresta, applica dei piccoli rami d'albero risegati sulla superficie dipinta, e altrove, sconfinando interamente dalla pittura, inventa una sua macchina per contemplare, composta da fiale e tubetti, e liquidi misteriosi. Stranezze, ma spesso divertenti, come la radioscopia dell'uomo moderno: scheletro umano formato di legno e metallo, con un globo sospeso fra le costole. L'uomo che porta il mondo entro sé.


    [testo tratto da: Bruno Munari, Centro Studi e Archivio della Comunicazione, Università di Parma, 1979]



    viaggio nello spazio 1932



    meteora e pianeta spento 1932



    paesaggio su cielo rosa 1933



    cartina cosmica 1930
    coll. privata



     
    Il tattilismo


     


    Marinetti fu il primo a creare delle tavole tattili (famosissima la Sudan-Paris del 1920) e successivamente scrisse il manifesto del tattilismo nel 1921.
    Munari fu sempre interessato ad esplorare le qualità, le texture (la pelle) dei materiali disponibili, per poi utilizzarli nelle composizioni per le loro qualità formali. Va ricordato che Munari dimostrò sempre una curiosità illimitata per ogni tipo di materiale, senza preclusione alcuna, non solo in termini sensoriali, ma anche per le caratteristiche visivo-materiche.



    polimaterico 1933


    Le tavole tattili sono solo il primo passo verso un'arte globale in senso esperenziale, mirata a stimolare tutti i recettori dello spettatore, adulto o bambino che sia.
    Ciò avviene con le divertenti sensitive, oggetti d'arte da manipolare e di cui sorridere per la reazione elastica imprevista a fronte delle sollecitazioni, con i libri illeggibili, con i giocattoli interattivi come la Scimmietta Zizì, ma anche con i prelibri dove i piccoli possono esplorare libri senza testo in gomma piuma, in tessuto con bottoni, di legno, mordibi e trasparenti, con sbuffi di cotone da usare anche sotto i piedi.
    Munari compose opere d'arte in forma di messaggi tattili per non vedenti ed esplorò a lungo tutti i sensi nei laboratori pedagocici per bambini o per adulti (come nei lablib, laboratori liberatori per adulti dalle troppe certezze).




    tavola tattile 1931
    cm 100 x 8 Coll. Corraini









       
     
    La Grafica


     

    1926

    Pubblicità per lo studio grafico Mauzan Morzenti, fondato dall'artista francese Lucien Achille Mauzan nel 1923 e chiuso nel 1926 per trasferimento in Argentina. Uno delle prime opere di grafica del giovanissimo Munari.


    tempera e collage
    Coll. priv.


    1929

    Interventi grafici di Bruno Munari
    Articolo di O. Vergani Un pittore futurista: Munari
    in La rivista illustrata del popolo d'Italia giugno 1929


    bozzetto per la copertina
    coll. priv. Rovereto


    1930

    Copertina di Bruno Munari
    L'Ufficio Moderno - La Pubblicità
    n. 7-8 luglio - agosto 1930 Milano


    bozzetto per la copertina
    coll. priv. Rovereto


    1931

    Viene messa in cantiere la pubblicazione, poi non realizzata per difficoltà economiche, del volume L'Almanacco dell'Italia Veloce, che avrebbe dovuto essere un vero e proprio monumento dell'immaginazione pubblicitaria futurista. Rimane una raccolta notevole e assai varia di proposizioni pubblicitarie futuriste attraverso i bozzetti dei manifesti di Bruno Munari (2), Nicola Diulgheroff (2), Giacomo Balla (1), Ugo Pozzo (1), Gerardo Dottori (1).


    Pubblicità a scoppio 1930
    bozzetto per l'Almanacco dell'Italia veloce


    1932

    Viene pubblicato Il Cantastorie Campari con 27 figurazioni grafiche di Bruno Munari in cui si alternano alle poesie d'amore di Renato Simone le invenzioni visive di Munari. Stampato in 1000 esemplari viene offerto in omaggio dalla Ditta Campari ai propri clienti.






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    1934

    Viene pubblicata L'anguria lirica, una delle litolatte di Tullio d'Albisola con illustrazioni di Bruno Munari e Nicola Diulgheroff, prefazione di Marinetti.






    1937

    Viene pubblicato Il poema del vestito di latte in cui Marinetti mette in atto una sorta di dramma dei materiali con l'impaginazione e le illustrazioni di Bruno Munari. Pubblicato da Snia Viscosa.







    L'impaginazione e la grafica sono ancora oggi molto attuali. La pagina presenta molto spazio bianco. Vi sono immagini sovrapposte ed effetti di trasparenza, con soluzioni che abbracciano entrambe le pagine affiancate.





    Scarica la versione integrale di
    Il Poema del vestito di latte 1939
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    La Ceramica


     


    L'abitazione-laboratorio-negozio di Tullio Mazzotti d'Albisola, progettata dall'architetto futurista Nicolaj Diulgheroff, è negli anni '30 la fucina dove numerosi artisti sperimentano tecniche d'avanguardia, modellando la ceramica con forme e colori inusuali.
    Oltre alla partecipazione ad una delle celebri Litolatte (L'Anguria Lirica, 1933), le realizzazioni di Bruno Munari sono veri e propri giochi compositivi, costruzioni a sorpresa, spesso ironiche.



    Bruno Munari Bulldog ceramica 1934



    Bruno Munari La tassa delle imposte
    ceramica 1934



    Bruno Munari Vaso con chiavi ceramica 1935



    Bruno Munari con Tullio d'Albisola a casa Mazzotti



     
    La Scenografia


     


    L'occasione scenografica per il Munari futurista ventiduenne è rappresentata da Il suggeritore nudo di Marinetti, messo in scena al Teatro degli Indipendenti nel 1929 a Roma, assieme ad Anton Giulio Bragaglia.
    Munari affronta il compito realizzando un sipario con grande libertà ricorrendo ad un'impaginazione centrata sulle parole in libertà, dove gli elementi della scrittura sono dominati dal nome del protagonista (Mario Applausi), riportato con evidenza sulla scena, elementi che allo stesso tempo hanno una forte modernità grafica e pubblicitaria.

    Gli interventi grafici vengono pubblicati sulla rivista Comoedia sul numero 15 del dicembre 1929.



    Bruno Munari disegno per il suggeritore nudo 1929

    Scarica la versione integrale di
    Il Suggeritore nudo 1929
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    Nel 1935 si hanno i primi interventi scenici per un balletto con trampoli che, pur rimandando alla Bauhaus e ad Oskar Schlemmer, mostrano segni, scritture, alfabeti disposti nello spazio, quasi a preannunciare quelle che negli anni successivi verranno definite scritture illeggibili.



    progetto per balletto sui trampoli 1935
    priv. coll.


    Con il ballo e l'acrobazia Munari disegna delle scritture spaziali, prefigurando un interesse per le trasformazioni fluide, come nel caso della danza, dove ci sono immagini che si formano e si disfano e non ha importanza che ci sia il corpo
    [Bruno Munari]




    Una fotografia dello studio di Bruno Munari nei primi anni trenta in cui sono visibili molte opere, tra queste sul muro a destra respiro di macchina ed a sinistra l'aeroplastica volumi d'aria.



    complicating is easy, simplifing is hard
    Last Modified: 16 November 2017 23:06:20