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Nel banner particolari di: Xeroritratto di Bruno Munari; Munari 1966, fotografie di Ada Ardessi, Biennale di Venezia courtesy ISISUF Milano; Munari 1950, fotografia di Federico Patellani; Munari con Macchina Inutile 1956, fotografia di Aldo Ballo
 
 
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B. Munari, Tanti saluti con fantasia, in Stampa Alternativa Roma 1987

R. Carrieri, Munari illusionista degli spazi, in Natura nov-dic 1932

B. Munari, L'Abecedario di Munari, Stile Robinson, Una casa a Fiumetto in Stile n. 30 Giugno 1943 Garzanti Editore

Marylin McCray, Catalogue Electroworks (excerpts), International Museum of Photography & Film, George Eastman House Publisher, Rochester N.Y., 1979

B. Munari, La grafica tridimensionale di Max Huber, in Design n. 4, Bergamo 1975

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B. Munari, Belle e Brutte, in L'Automobile - marzo 1967

B. Munari, Surrealismo. E’ un film di Grandi Firme, in Le Grandi Firme - giugno 1938

B. Munari, Diagramma, in Orpheus - dicembre 1932

M. Datini jr., Notizie delle arti, in Le Arti luglio -agosto 1970

B. Munari, Dall'individualismo al collettivismo, in Arte Centro Milano, aprile - giugno 1975

Gruppo Q, Munari. Spazio Abitabile, Stampa Alternativa, Roma, 1999

C. L. Ragghianti, in Catalogo della mostra Ricerche visive, strutture e design di Bruno Munari La Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, 1962

Bruno Munari, Astratto e concreto, in Catalogo della mostra Arte concreta, 9-24 aprile 1983, Palazzo del Ridotto Cesena, Ed. Industria Litografica SILA, Cesena 1983

M. Perazzi, Questo è il mio segreto, non mi arrabbio mai, in La Domenica del Corriere 26 marzo 1983, n.13 anno 1985

A. Segàla, Bruno Munari, in Epoca 28 novembre 1986, Milano, pp. 88-92

A. Linke, Bruno Munari: le regole del genio, in Frigidaire 1987

A. Nosari, Ansia di velocità, in L'Ala d'Italia 1 ottobre, 1938


 
Tensostrutture

Tensione e Compressione

 

Negli anni trenta Munari lavora attorno all'idea di strutture in tensione, sculture astratte in cui uno scheletro strutturale viene messo in tensione da fili.

Si tratta di idee e di forme astratte tridimensionali che mettono in relazione la produzione di Munari con quella di uno dei pionieri del costruttivismo russo, il lettone Karl Ioganson (1892-1929), le cui costruzioni spaziali vengono esposte nel maggio del 1921 nella sede della Società dei Giovani Artisti di Mosca, in uno degli eventi espositivi di maggiore intensità per quanto riguarda i risultati spaziali del gruppo costruttivista. Non ci sono evidenze del fatto che Munari fosse a conoscenza di questi lavori, ma è certamente riconoscibile il debito formale con il costruttivista.



Karl Ioganson, Spatial Construction (IX) 1921
Immagine pubblicata in: Maria Gough, The Artist as Producer, 2005, University of California Press

La produzione sperimentale di questo ciclo di opere è molto limitata, rara e poco esposta. Benché spesso si pensi il contrario la produzione d'arte di Munari è in valori assoluti numericamente molto consistente, anche se in alcuni casi, per assenza di committenti o collezionisti, è forzatamente limitata a pochi progetti o a poche opere.

Negli anni '30 in Italia il mercato dell'arte è poco sviluppato e gli artisti astrattisti non godono in generale di molte attenzioni. L'esatto contrario di quanto accade oggi, in cui le ripetute attenzioni mediatiche trasformano giovani artisti in vere star mondiali che organizzano la loro produzione in vere e proprie factory.

L'artista di oggi infatti può permettersi il lusso di progettare e firmare una produzione quantitativamente imponente.

Negli anni '30 invece molte idee hanno vita dura, rimangono sotto forma di progetto o di disegno, vengono esposte brevemente, quando possibile, quasi sempre per documentazione storica, e giacciono nei cassetti degli studi degli artisti per anni.


disegno di tensostruttura, 1935


[pubblicata su Air Made Visible, Lars Muller Publishers]


Le tensostrutture sono definite per mezzo di un equilibrio di forze e, in quanto oggetti o sculture che prima non esistevano, assolvono una funzione di informazione estetica.

disegno di tensostruttura, 1935



Courtesy Fondazione Vodoz-Danese


Questo disegno astratto assomiglia ad una tensostruttura con l'inserimento di forme triangolari colorate, allo stesso tempo assomiglia anche ad una macchina inutile.
Forse questo oggetto, grazie alla sua compattezza strutturale, potrebbe essere appeso al soffitto, libero di muoversi come una tensostruttura inutile.

tempera su carta, 1940


[pubblicata sul catalogo Mostra Collettiva di Bruno Munari, Gallarate, 1998]


schizzo per la definizione delle dimensioni di un oggetto, 1942


[pubblicata su Bruno Munari, Ritratto di una collezione, Edizioni Casa per l'Arte]


progetto di tensostruttura, 1947


[pubblicata su Aldo Tanchis, Bruno Munari, Idea Books]


progetto di tensostruttura, anni '50



coll. priv. Rovereto


A partire dagli anni '60 l'artista americano Kenneth Snelson lavora sulla progettazione di strutture costruite con tubi metallici e cavi. La conoscenza e la stima tra i due artisti è documentata e reciproca.
Le strutture di Snelson sono modulari, i tubi non si toccano e sono in compressione, i cavi forniscono tensione alla struttura solida geometrica.
Kenneth Snelson è presente con le sue opere nelle principali collezioni pubbliche statunitensi.

kenneth snelson struttura in costruzione, 1970




Flexy, prodotto in tiratura illimitata, è un oggetto d'arte composto da 6 fili di acciaio anodizzato flessibile (quello utilizzato per le corde del pianoforte) di lunghezza ciascuno di un metro. L'oggetto è deformabile per compressione, le corde d'acciaio flessibile forniscono tensione. L'oggetto non ha una forma prestabilita, si differenzia da ogni altro oggetto d'arte per le informazioni estetiche e topologiche che può fornire al fruitore che lo manovra e lo modifica a piacere.

flexy1968
l'anima flessibile di Bruno Munari




Munari lavora anche sulle deformazioni strutturali, come nel caso della rete che compare sulla copertina di una recente edizione di Design e e Comunicazione visiva.
Obiettivo di Munari è fornire una dimostrazione visiva di come certe forme irregolari siano ottenute per deformazione di strutture regolari, come accade con una maglia rettangolare, messa in distorsione lungo alcune linee ben definite di tensione.

struttura deformata lungo alcune linee di tensione, 1970





Bruno Munari non abbandona mai completamente la ricerca sulla tensione e compressione. Ci ritorna a distanza di molti decenni, nel 1990 quando progetta in tiratura limitata una nuova tensostruttura.
Nell'ottobre dello stesso anno presenta al Centro Culturale Sincron un nuovo ciclo di opere in cui la geometria rigorosa svanisce per lasciare spazio a dei segni poetici costruiti con legni raccolti nel bosco, fatti invecchiare, legati fra loro con fili di cotone bianco.
Nasce prima Tensione e Compressione e poi, l'anno seguente, Alta Tensione, due nomi diversi per lo stesso tipo di ricerca, tra le più lievi e sorprendenti.





    Due opposti stanno assieme
e creano un corpo solido.
La tensione si rivela nelle linee rette
la compressione nelle forme organiche.
Gli elementi organici non si toccano fra loro,
gli elementi in tensione collegano il tutto.
Natura e geometria.
Negativi-positivi a tre dimensioni.


[Bruno Munari, dal cartoncino della mostra un nuovo munari, Galleria Sincron, 1990]





Munari fotografato con la prima tensione e compressione realizzata nell'estate del 1990.



[fotografia pubblicata sul catalogo della mostra Alta Tensione, Milano 1991]


Un'altra tensione e compressione realizzata nel 1990. Una caratteristica di queste sculture è la loro solidità: sollevando la struttura, impugnandola per un ramo, non si ottiene alcuna deformazione. La struttura mantiene inalterata, in forza della compressione dei rami e della tensione dei fili di cotone bianco, la sua forma e il messaggio visivo.



[pubblicata su Munari, Laterza]


Un altro esempio di Tensione e compressione, 1990



[pubblicata sul catalogo della mostra Alta Tensione, Milano 1991]


Nel bosco c'era un boscaiolo
che affascinava la legna. (1)
Raccoglieva tutti i rami che trovava
li raggruppava per dimensione in varie fascine
legandoli poi ben stretti. Ben stretti.
Le fascine molto piccole fatte con i rametti
flessibili resistenti lunghi circa un metro
vanno a costruire scope per gli spazzini.
Con le fascine di rami un poco più grossi
si accende molto bene il fuoco nel camino.
I rami grossi come un braccio e lunghi
circa tre metri, diventeranno sostegno
di piccoli giovani alberi.
Saranno i "tutori" della nuova pianta.
Questi grossi rami morti ormai secchi
aiuteranno la giovane pianta a crescere dritta
e la proteggeranno dai forti venti. (FV)
Di solito sono in tre dritti e impassibili
ben stretti attorno all'alberello
da legami solidi e resistenti. (39)

Vicino a Chiasso
nel silenzio estivo dei boschi di Cardina
sulla cima della collina di Monte Olimpino
si possono trovare rami secchi (RS)
di frassino di castagno di betulla
di lauro di carpino di acero di ciliegio
di pero di magnolia...
alcuni duri e pesanti altri leggeri e fragili
tutti rivestiti con le loro tipiche cortecce
alcune molto decorative come nella vanitosa betulla
altre incredibili come di ghisa, nel frassino.
Talvolta qualche ramo è rovinato dalle intemperie
altri rami invece sono ben conservati
ed hanno forme molto interessanti (AH)
formati secondo i codici di crescita dei vegetali
per cui le ramificazioni del frassino
sono fatte spesso di armoniose curve
che ricordano disegni in stile liberty
mentre la ramificazione degli aceri
va più per linee rette
rispettando però sempre (quasi) l'angolazione
di attacco al ramo precedente. (XII)

Qualche ramo secco si trova ancora in parte
attaccato penzolante alla pianta madre (PM)
altri sono adagiati sull'erba tra i fiori
nei prati tra un boschetto e l'altro
assieme a felci edera festuca capelvenere
anemoni campanule ortiche garofanini rosa
rododendri nani violette fragole lamponi
misto bosco senza gelato papenzoli genziane
sassifraghe fedifraghe e un sempreverde morto
secco. (HP)
Piccoli sentieri si inoltrano tra le piante (22a)
e un venticello porta il profumo dell'erba tagliata.
E' come passeggiare dentro un immenso albero
di cui non si percepisce l'esterno
un albero grande quanto la collina con foglie
di ogni forma e di tanti verdi diversi. (+)

Raggi di sole come laser dorati
passano tra i rami con linee rette
si accendono e spariscono a caso
secondo i movimenti delle foglie.
Oppure si fermano un secondo a segnalare
un bel ramo secco di betulla
sdraiato sulle felci tra l'edera
o vicino a qualche pietra coperta di muschio. (721)
E prima che la lumaca attraversi il sentiero
raccoglierò qualche ramo (UF)
per il mio laboratorio all'aperto dove
con un seghetto giapponese
sottilissimo e taglientissimo taglierò via (Z)
quelle parti del ramo che non servono allo scopo. (XL)

Faccio così una prima scelta di questi rami diversi
di questi segni solidi campati in aria
cresciuti al canto delle cicale e
tra l'indifferenza delle formiche
seccati dal sole e bagnati dalla luna.
Per lungo tempo li osserverò senza toccarli. (OSS)
Poi proverò a fare qualche accostamento
con pezzi di rami dello stesso albero
o con pezzi di alberi diversi.
Devono poter stare assieme senza toccarsi
appoggiandosi ai fili di tensione. (OF)
I fili saranno bianchi di cotone o lino grezzo
niente interventi di colore. (TF)
L'insieme dei fili in tensione mostrerà
la natura geometrica dei rapporti di forza
le parti in compressione si comporteranno
con molta naturalezza quasi con indifferenza.
Nasce così un corpo unico solido
formato da due forze opposte
dove gli elementi in compressione
stanno solidamente assieme senza toccarsi
tra loro.

E così, senza attrezzi speciali senza aiuti manuali
senza un progetto ben definito anche nei particolari
senza pensare perchè lo faccio e a cosa servirà
senza alcuna ragione accessibile a gente pratica
comincio ad annodare un filo bianco
ad una estremità di un ramo poi ancora
finchè due fili restano solidamente tesi quindi
appoggio sul filo teso l'estremità di un altro
ramo e lo tengo in modo che i rami non si tocchino
e mentre ne lego uno l'altro si slega. Con molta
pazienza imparando la tecnica mentre opero (TMO)
e senza sapere prima che cosa verrà fuori dopo
mi trovo ad un certo punto
ad avere davanti a me con grande sorpresa
un oggetto solido che prima non c'era.

Qualcuno dentro di me mi dice che va bene così.
L'oggetto è compiuto e forse ancora manca qualche filo
per rendere la struttura più solida e qualche filo
lo metterò per ragioni estetiche.
Guardo l'oggetto finito come se lo avessi trovato
già fatto non so da chi.
Mi sento l'esecutore di un progetto che stava nell'aria
sulla cima di Monte Olimpino
tra il vento le nuvole gli alberi il sole le galline.
Un'attività affascinante
si sente un grillo lontano nel gran silenzio
vicino a Chiasso.

B. M. Monte Olimpino - 11 agosto 1990 (CC)

Note:
1 - Definizione fatta da un bambino
FV - Argomento per una poesia o per un trattato sul rapporto genitori-figli
39 - Se non ci sono solidi legami la funzione del tutore, cade
RS - Ma non solo a Monte Olimpino, naturalmente
AH - Nel senso estetico come se il ramo fosse un segno a tre dimensioni, tracciato lentissimamente nello spazio da una quarta dimensione
XII - In un frullo d'ali un merlo vola via. Il ramo su cui si posava oscilla lentamente per poco
PM - Come se lo tenesse per mano prima di lasciarlo
HP - Talvolta succede
22a - Scricchiolano rami secchi sotto i piedi
+ - Verde tenero dei germogli, verde cupo delle magnolie, verde dorato dal sole, verde vellutato del muschio, bruno caldo delle foglie secche di castagno, giallo cromo delle foglie nate in ombra, grigio verde militare della salvia
721 - Da raccogliere per metterlo sulla terra dei bonsai
UF - sono molto difficle, io, nella scelta.
Z - Zac! Zac!
XL - Questo proprio non so come spiegarlo a un non credente
OSS - Anche per qualche anno. Alcuni rami non rivelano a prima vista la loro natura associativa, la loro personalità, le loro possibilità di partecipazione a un "tuttùno" fatto di tensione e compressione insomma
OF - Come gli uccelli appoggiati sui fili dell'alta tensione
TF - Troppo facile
TMO - Si scopre così che c'è un tipo di nodo fatto da un giro dritto e uno rovescio, che tiene bene la presa. Si riesce anche ad annodare con l'indice e il pollice mentre il medio e il mignolo tengono fermo il ramo poichè l'anulare è occupato a tenere staccato un ramo che non deve toccare un altro ramo. Un terzo ramo è tenuto nella sua posizione dalle ginocchia, mentre premendo col torace l'stremità di un quarto ramo che preme con l'altra estremità il muro si può fare un nodo nel punto giusto, che chiude tutto il sistema delle tensioni.


[Bruno Munari, racconto pubblicato sul catalogo della mostra Alta Tensione, Galleria Vismara, Milano 1991]


tensione e compressione, 1990




Bruno Munari buca una cartolina e tira dei fili di cotone bianco tra gli alberi: segni nella natura, land art o tensione e compressione?

Quando c'è tanto vento, in Liguria si legano gli alberi
[Interventi con fili di cotone su cartolina, pubblicato su Saluti e baci, Corraini, 1992]




un ultimo esempio di tensostruttura, 1994



[pubblicata sul catalogo Bruno Munari, Fondazione Bandera, 2000]









   

progetto di tensostruttura 1942

pubblicata su Aldo Tanchis, Bruno Munari, Idea Books Ed. Milano 1986





alta tensione anni '50

coll. priv.





tensostruttura, multiplo 1990

fotografia di Pierangelo Parimbelli









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Last Modified: 26 March 2017 12:28:33