Nel banner particolari di: Xeroritratto di Bruno Munari; Munari 1966, fotografie di Ada Ardessi, Biennale di Venezia courtesy ISISUF Milano; Munari 1950, fotografia di Federico Patellani; Munari con Macchina Inutile 1956, fotografia di Aldo Ballo
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Pittura proiettata, dal 1950
Proiezioni con la luce
Bruno Munari esplora sistematicamente all'interno del suo percorso artistico gli effetti di luci, ombre e movimento, in modo particolare in rapporto allo spazio.
A partire dal 1950 Bruno Munari propone degli ambienti di luce in cui realizza una pittura proiettata grazie all'utilizzo di materiale vario, fissato tra i vetrini di una diapositiva.
Bruno Munari proiezione diretta 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Bruno Munari vetrino per diapositive 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Bruno Munari in studio ruota un filtro polaroid davanti al proiettore
Servendosi della luce e di materiali di uso comune, l'artista è stato capace di costruire una biblioteca d'immagini di grande impatto visivo e di grande attualità.
Bruno Munari proiezione diretta 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Munari ha realizzato delle opere in miniatura, usando la pittura, il collage di materiali organici come la buccia di cipolla, retini, fili di materiali vari e pellicole colorate trasparenti. Queste composizioni materiche vengono inserite tra i due vetrini di una diapositiva visualizzata attraverso un proiettore.
Bruno Munari proiezione diretta 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Il dispositivo toglie la fisicità all'opera e la ricostruisce con la luce proiettandola in larga scala, in una dimensione persino monumentale.
Bruno Munari proiezione diretta 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Munari argomenta che con un piccolo vetrino poi affrescare una cupola, e ancora: in una tasca puoi portare tutta una grande mostra.
Come fece al MoMA di New York nel 1955.
Bruno Munari proiezione diretta 1950
Courtesy Miroslava Hajek
In seguito l'artista utilizzerà proiezioni multifocali e, a partire dal 1953 proiezioni polarizzate, quest'ultime ottenute mediante l'utilizzo di materiale trasparente inerte stratificato posto tra filtri polaroid, in modo da ottenere, con la rotazione dei filtri, la scomposizione della luce in colori puri.
Le proiezioni dirette e quelle polarizzate vengono presentate per la prima volta nel 1953 a Milano nello studio di architettura B24, che allora era uno spazio per le esposizioni del MAC, e poi nel 1955 al MoMA di New York con il titolo di Munari's Slides nell'ambito di una mostra personale,
Successivamente vengono presentate nel 1955 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ed infine a Tokyo, Stoccolma, Anversa, Zurigo, Amsterdam.
presentazione delle proiezioni allo studio B24
Milano 1953
Le composizioni sono fatte con materiali vari trasparenti semitrasparenti, con materie plastiche tagliate strappate bruciate graffiate liquefatte incise polverizzate, con tessuti animali e vegetali con fibre artificiali, con soluzioni chimiche e con la collaborazione del figlio. Non sono fotografie a colori ma proiezioni di materie.
Bruno Munari proiezione polarizzata 1953
Courtesy Miroslava Hajek
Il vivere moderno ci ha dato la musica in dischi, ora ci da la pittura proiettata scrive Munari sulla rivista Domus nel febbraio 1954. Questa affermazione viene copiata da Vasarely nel foglio di presentazione alla Mostra Le Mouvement (aprile 1955) presso la Galleria Denise René (Parigi) e precisamente nelle Notes pour un manifeste.
Bruno Munari proiezione polarizzata 1953
Courtesy Miroslava Hajek
Bruno Munari proiezione polarizzata 1953
Courtesy Miroslava Hajek
Nella prima fotografia in alto nella colonna si può vedere un esempio di ambiente di luce in cui viene proiettata una costruzione pittorica polarizzata, nella fotografia che segue si ha un altro esempio di ambiente ottenuto con proiezione diretta.
Entrambi gli ambienti sono installazioni realizzate presso il Castello di Klenova nel 1997 utilizzando vetrini del 1950, a cura di Miroslava Hajek con autorizzazione dell'artista.
Sala affrescata con un vetrino del 1950
Courtesy Miroslava Hajek
Bruno Munari vetrino 1950
Bruno Munari vetrino 1950
Sul tema delle installazioni e degli ambienti riproponiamo una intervista a Bruno Munari della critica Miroslava Hajek in cui l'artista mette in relazione la propria insoddisfazione per il modo statico in cui il futurismo aveva trattato il movimento con la necessità di sperimentare una materia che prende corpo nello spazio e che rende visibile una cosa che prima non si conosceva, questo potrebbe essere anche un raggio di luce.
Bruno Munari proiezione a luce polarizzata 1955
Per mezzo di un filtro polaroid Bruno Munari realizza una scomposizione della luce grazie all'uso di materiali trasparenti. Ruotando il filtro polaroid, che lo spettatore deve porre tra se e il polariscop, si ottiene un continuum di variazioni pittoriche.
Le forme fissate sul polariscop sono definite dall'artista, la pittura ottenuta invece è un'opera aperta in continua trasformazione.
Lo spettatore è parte attiva della costruzione pittorica.
La stessa composizione a luce polarizzata della figura precedente ma con i colori complementari ottenuti mediante la rotazione del filtro polarizzante
I colori della composizione cambiano per tutto l'arco cromatico fino ai rispettivi complementari. Questo effetto si ottiene mediante la rotazione del filtro polarizzante. Inoltre, i colori di queste composizioni, sono colori puri, ricavati dalla scomposizione della luce che li contiene [Bruno Munari]
Ambientazione, a cura di Miroslava Hajek, di un pannello luminoso polarizzato (fine anni '50) nel Castello di Klenova, vicino a Praga, nel 1997.
Installazione Take your time di Olafur Eliasson
SF MoMa 2007
Bruno Munari vetrino 1950
coll. Fondazione Vodoz-Danese
Bruno Munari vetrino 1950
coll. Fondazione Vodoz-Danese
lo stesso vetrino ma con un fuoco differente
Gli ambienti realizzati per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno largamente anticipato le videoinstallazioni multimediali.
Nel caso delle proiezioni bifocali i vetrini sono modificati in modo da avere due composizioni a distanze differenti di poco dalle lenti del proiettore.
Biennale di Venezia 1966
Alla Biennale di Venezia del 1966 Munari presenta una sala personale con quattro polariscop. Riportiamo dell'evento la critica che ne fece Gillo Dorfles sulla rivista Art International.
Altrettanto "artista" appare un altro "anti-artista", che invece continua ad essere l'inventore di oggetti ed eventi che, nella loro molteplicità e varietà, non possiamo che considerare altamente estetici: Bruno Munari.
La mirabile, fantasmagorica, monastica, ma al tempo stesso ultra-tecnologica, sala di Munari è una lezione di semplicità, purezza e anche di sapienza compositiva di fronte alle altre sale assiepate di opere, sovraccariche di "oggetti appesi alle pareti".
Munari ci ha dato un ambiente dove finalmente si può sostare in pace godendo del gioco semplice ma continuamente variato dei suoi quattro polariscop, ossia di quattro contenitori di ferro nero in cui un lato in perspex recante fori diversamente disposti permette di scorgere dei materiali che attraverso la scomposizione della luce polarizzata assumono forme e colori sempre diversi.
L'oggetto rientra nella lunga serie di esperimenti che Munari da parecchi lustri ha intrapreso e che permettono di porre l'opera d'arte in contatto diretto con un pubblico sempre più vasto.
Munari, dunque - questo inventore di "libri illeggibili", di mobiles, di "macchine inutili", di "negativi-positivi", in un'epoca in cui ancora la pittura si affinava a imbrattare le tele di colori ottocenteschi o espressionisti, ci dà una prova tangibile di quanto più sopra affermavo, e cioè di come sia ormai tempo di bandire il concetto di pittura e scultura considerate oggetti unici ed irrepitibili, e di come nella nostra epoca l'artista debba creare per la fruizione di tutti o di molti, e non più per quella di pochi eletti.
[Gillo Dorfles, in Una estrema celebrazione per l'arte cinetica, Art International n.7 settembre 1966 (ripubblicato in G. Dorfles, Inviato alla Biennale, Libri Scheiwiller, 2010]
proiezione polarizzata bruno munari 1953
un momento differente della stessa proiezione polarizzata bruno munari 1953
Campo Urbano 1968
A Como nel settembre del 1969 a cura di Luciano Caramel, Ugo Mulas e Bruno Munari si tenne la mostra collettiva Campo Urbano. Interventi Estetici nella dimensione collettiva urbana.
Bruno Munari realizzò delle Proiezioni a luce polarizzata su schermi plastici semoventi. Ricordiamo brevemente, attraverso le sue parole, come fu preparata la performance: Dal balcone del Broletto, con un proiettore di diapositive vengono proiettate delle lastrine preparate per la luce polarizzata. I colori mutevoli sono visibili dall'interno e dall'esterno di uno schermo composto da venti ombrelli bianchi che si spostano cambiando forma allo schermo stesso. [Bruno Munari]
Cinematografia sperimentale
Dai primi anni sessanta Munari si interessa di cinematografia sperimentale, realizzando opere che pongono le basi per poter esplorare le capacità artistiche ed estetiche di questo medium.
Con i vetrini a luce polarizzata gira nel 1963 assieme a Marcello Piccardo il film sperimentale della durata di 5'30" I colori della luce, con musica di Luciano Berio che Munari incontra allo studio di Fonologia della RAI di Milano.
film sperimentale i colori della luce
Bruno Munari con Marcello Piccardo fonda nel 1962 un Laboratorio di cinema di ricerca: lo Studio di Monte Olimpino, nella località omonima, vicino a Como. Ricorda Marcello Piccardo: Nel 1962 Munari mi ha proposto di fare cinema insieme, impiantare insieme un laboratorio a Monte Olimpino e lì fare dei film. Per capire ci siamo dati da fare: abbiamo visto e rivisto i film del cinema sperimentale degli anni tra il 1920 e il 1930, di Bunuel, Clair, Duchamp. Richter... siamo stati ad Ascona a parlare con Richter, molto vecchio, in un grande capannone con tanta carta e tanto gesso, mi sembra. Abbiamo capito che potevamo fare quello che volevamo, bastava avere dei tecnici che sapessero fare ben visibile sulla pellicola e sullo schermo quel che avevamo in testa, e la pellicola che andasse in movimento.
fotogrammi tratti dal film i colori della luce
Per circa dieci anni, fra il 1962 e il 1972, lo Studio rappresenta un luogo distintivo della ricerca e della sperimentazione cinematografica in Italia.
In questo periodo lo Studio produce e realizza una cinquantina di film, quasi tutti assai brevi, più alcuni lungometraggi, suddivisibili in due gruppi: film di ricerca e film d’informazione pubblicitaria, cioè su commissione da parte di aziende.
fotogrammi tratti dal film i colori della luce
Non esiste (a quanto mi risulta finora nei paesi che ho visitato) una organizzazione che compia ricerche analoghe, con metodo preciso, affrontando tutte le componenti di un linguaggio visivo (in questo caso il cinema). Esistono le solite espressioni di avanguardia, ma non di ricerca. [Bruno Munari]
fotogrammi tratti dal film i colori della luce
Nello Studio di Monte Olimpino Munari farà convergere, filtrate e verificate nel linguaggio del cinema, molte delle sue importanti scoperte di artista sperimentatore.
Tra le tante realizzazioni ricordiamo:
- I colori della luce 1963 (musiche di Berio)
- Inox 1964
- Moiré 1964 (musiche di Grossi)
- Tempo nel tempo 1964
- Sulle scale mobili 1964
- Scacco matto 1965
- After effects 1969 (con Kanizsa)
fotogramma tratto dal film i colori della luce 1963
fotogramma tratto dal film inox 1964
fotogramma tratto dal film after effects 1969
fotogramma tratto dal film scacco matto 1965
Uno spettacolo di luce
Nel dicembre 1979 il Teatro Comunale di Firenze incarica Bruno Munari di progettare uno spettacolo di luce per l'esecuzione della sinfonia Prometeo di Scriabin che sarà eseguita nello stesso teatro nel marzo del 1980.
Munari chiama a partecipare alla progettazione Davide Mosconi, musicista, e Piero Castiglioni, esperto di illuminotecnica.
Il risultato è documentato nel libro pubblicato da Zanichelli nel 1984.
L'attualità di queste ricerche sulla luce e sul suo utilizzo ambientale è ancora più evidente guardando i lavori degli artisti di oggi.
Installazione Take your time di Olafur Eliasson
SF MoMa 2007
Cronologia
1953, 13 ottobre Munari presenta per la prima volta allo Studio B. 24 di Milano le sue Proiezioni dirette.
1953, dicembre Munari presenta Proiezioni dirette allo Studio Ponti Fornaroli Rosselli di Milano.
1954, febbraio Sul numero di febbraio, la rivista Domus pubblica lo scritto di Munari: Le Proiezioni dirette.
1954, maggio Munari presenta le sue Proiezioni dirette, col titolo Munari's slides al Museum of Modern Art di New York.
1954 Mostra personale allo Studio Fotografico Leo Lionni a New York.
1954, giugno Nel mese di giugno la rivista Art d'Aujourd'Hui pubblica un'intervista di Edgard Pillet con Gillo Dorfles, il quale dice fra l'altro: tout recemment, en Italie, Munari vient d'inventer un noveau moyen d'expression les projections directes, qui consiste in des pellicules peintes et construites avec différents matériaux transprentes, dont la projection directe donne les plus étranges et surprenents résultats. Sulla rivista viene pubblicata la riproduzione di un vetrino.
1954, agosto Nel mese di agosto la rivista Interiors di New York dedica la copertina ad una composizione di Munari, nell'articolo: Original even on conventional projects such as posters, Bruno Munari of Milan delights in odd media, in movement. His books without words (at Italian Book and Craft) are known here, also his slides-actual animal, vegetable, and chemical materials to be projected into poignant light paintings.
1955, 26 maggio Nell'ambito della mostra MAC/Espace Esperimenti di sintesi delle arti (14-27 maggio), Proiezioni dirette alla Galleria del Fiore di Milano.
Dal pieghevole: Giovedì 26 maggio 1955 alle ore 21.30 nella Galleria del Fiore Bruno Munari proietterà le sue recenti
composizioni a colori fissi a colori variabili come il giorno e la notte a due fuochi a fuoco continuo.
Vedi il pieghevole
1955, maggio Mostra collettiva "Le arti plastiche e la civiltà meccanica" IX Mostra Annuale (92esima mostra Art Club), alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (20 maggio - 20 giugno).
Sempre in maggio Munari presenta nuove Proiezioni dirette alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.
1955, maggio Mostra personale Proiezioni dirette alla Galleria Numero di Firenze.
1955, giugno Nel mese di giugno viene pubblicato Sintesi delle arti M.A.C. Gruppo Espace. Nel testo "Bruno Munari. Rettifica" viene tracciata una breve cronologia riguardante le proiezioni dirette.
1955, 18 ottobre – 27 novembre Mostra Two Graphic Designers: Bruno Munari and Alvin Lustig al Museum of Modern Art di New York [MoMA Exh. #587, October 18-November 27, 1955] curata da Constantine Mildred.
His abstract designs made directly on glass slides are shown in the exhibit in a continuous projection machine.
1955 La rivista Graphis pubblica un articolo di Giulia Veronesi dedicato al lavoro di Munari
In the same vein, Munari has produced a series of diapositives, about a hundred in all, consisting of coloured cellophane and other transparent materials. These compositions of cut, torn or shaped elements (assembled by the artist himself) are intended for direct projection on a screen. Their materials retain, or rather are forced to reveal, their mysterious plastic and luminous properties, abstract perhaps, but free from all geometrical constraint. The plates have been projected in Studio [Ndr: b] 24 at Milan and at the Museum of Modern Art in New York; and their succes once more proves the interest and value of this artist's manifold yet invariably coherent experiments.
1957, gennaio Mostra personale Proiezioni dirette alla Galleria Christofle di Parigi.
1957 Sul numero di febbraio-marzo della rivista Print si trova la segnalazione: Mildred Constantaine showed his remarkable slides a few years later at the Museum of Modern Art. Munari had made within the framework of the 35 mm slides a world of colors, textures and constant amazements. We projected these same slides at the Sources show and they made an enormous contribution to the total spirit of the Exhibition.
1957 Nel mese di settembre la rivista Domus dedica la copertina alle proiezioni a luce polarizzata di Munari.
Munari ha presentato recentemente una seria di queste nuove proiezioni a Milano. Le lastrine sono completamente incolori: la colorazione è ottenuta all'atto della proiezione, scomponendo il raggio di luce. Ruotando di 90 gradi uno dei filtri polarizzati (polaroid) i colori della composizione cambiano fino ai complementari. La parte nera è ottenuta con un diaframma opaco. Come i «mobiles» di Calder hanno portato il movimento nella scultura: queste proiezioni portano il movimento nei colori.
1958 Nel mese di gennaio la rivista Domus dedica la copertina alle proiezioni a luce polarizzata di Munari.
Tre variazioni di colore di alcune composizioni proiettate a luce polarizzata. Le composizioni che Munari fa in piccolo formato con materie plastiche trasparenti, hanno diversi spessori per sovrapposizione o per stiramento. Questi diversi spessori lasciano passare raggi luminosi corrispondenti a varie lunghezze d'onda i quali si mostrano come colori. Tutti sanno che quello che noi chiamiamo rosso altro non è che una vibrazione luminosa di 700 milionesimi di millimetro, mentre il verde è di 500, il viola di 400. La variazione di colore avviene, durante la proiezione, con la rotazione del filtro polarizzante per cui ogni composizione conserva la sua struttura e il suo disegno ma può avere tutte le possibili combinazioni di colori.
1958, Settembre Mostra personale a Stoccolma, con proiezioni a luce polarizzata.
La mostra viene citata nei seguenti documenti: Almanacco Letterario Bompiani del 1959, Domus ottobre 1959, Domus dicembre 1959, pieghevole della mostra organizzata dal gruppo N al Teatro Ruzzante di Padova, 1961.
1959 L'Almanacco Letterario Bompiani del 1959 dedica la copertina alle proiezioni a luce polarizzata di Munari.
1959 Sul numero di dicembre la rivista Domus segnala alcuni oggetti prodotti dalla ditta Danese di Milano e progettati da Munari tra cui Scatola per proiezioni dirette con la didascalia Scatola per proiezioni dirette: tutto il materiale occorrente per fare piccole composizioni trasparenti da proiettare a colori (come quelle che Munari ha proiettato a New York e a Stoccolma, nei Musei e in case private) una tecnica nuova per l'arte visiva.
1959, dicembre Mostra personale Proiezioni dirette di Bruno Munari alla Galleria Danese di Milano.
1960, maggio Munari partecipa al World Design Conference tenutosi a Tokyo ed ha una mostra personale Proiezioni a luce polarizzata al The National Museum of Modern Art di Tokyo.
Le proiezioni sono accompagnate dalla musica di Toru Takemitsu.
1961, 10 febbraio Proiezioni a luce polarizzata, Teatro Ruzante, Padova.
1965, febbraio Nel mese di febbraio realizza effetti di luce per lo spettacolo del cantante francese Mouloudji, all'Intra Derby di Milano.
Il contorno è avaro e zoppicante: dalle scontate poesie paramilanesi di Walter Baudi [...] agli indecifrabili salumi astratti di Bruno Munari proiettati su uno schermo con dissolvenze cromatiche, accompagnate, ma non troppo, dalla musica, non più cromatica ma elettronica, di autore giapponese. [L'Unità, 10 febbraio 1965]
1965, 17 marzo Munari realizza effetti di luce per lo spettacolo Pop Mozart tenutosi al Cabaret di Milano.
L'introduzione dello spettacolo, scritta da Marcello Marchesi, crea quasi un'atmosfera allucinante, aiutata come è dalla musica elettronica di Giorgio Buratti e dagli effetti di luce di Bruno Munari. [Stampa sera, 17 marzo 1965]
1966, 18 giugno – 16 ottobre Partecipazione alla XXXIII Esposizione Internazionale d'Arte, Biennale di Venezia con una sala personale.
Espone: polariscop 4, 1966; polariscop 5, 1966; polariscop 6, 1966 ; polariscop 7, 1966; tutti con luce polarizzata (riprodotti nelle pagine 87-88 del catalogo).
1966, 20 settembre - 8 ottobre Mostra personale alla Howard Wise Gallery di New York.
In mostra Polariscop, Concavo-convesso, Tetracono, Ora X, Strutture continue, Acona-Biconbi, Sfere doppie e 50 disegni sulle Variazioni sul viso.
Vedi il pieghevole
1966 novembre Progetta effetti luminosi per la discoteca Piper (via XX Settembre 15) di Torino.
una macchina ideata da Bruno Munari, che non solo decora con le luci le pareti ma anche le persone (talmente misterioso è l'apparecchio che maggiori spiegazioni su di esso non potremmo darvi). Uno strumento cinetico di Bruno Munari proietta decorazioni variabili e mobili. [La Stampa, 29 novembre 1966]
[Domus, n. 446 gennio 1967]
1966, Dicembre Mostra personale Bruno Munari, Xerografie originali, Polariscop, Oggetti di design alla Galleria Modern Art Agency di Napoli.
1967, 4 febbraio – 4 marzo Partecipazione alla mostra collettiva Lights in orbit, the Howard Wise Gallery, New York.
Munari espone: Polariscope n. 12, 1966, descritto in questo modo: static patterns of light slowly changing colors.
1967, 8 aprile - 21 maggio Partecipazione alla mostra collettiva Light / Motion / Space, Walker Art Center, Minneapolis (MN), a cura di Howard Wise.
Munari espone Polariscope n. 3, Polariscope n. 12 (prestato dalla Howard Wise Gallery, New York)
1967, 24 giugno – 30 luglio Light / Motion / Space, Milwaukee Art Center, Milwaukee (WI), a cura di Howard Wise.
Munari espone Polariscope n. 3, Polariscope n. 12 (prestato dalla Howard Wise Gallery, New York).
1967/1968, 9 novembre 1967 – 2 gennaio 1968 Partecipazione alla mostra collettiva Light and motion, Worcester Art Museum, Worcester Massachusetts.
Espone Polariscop n. 3, 1966.
1968, 23 novembre – 20 dicembre Mostra personale Bruno Munari: polariscop, tetracono, sfera doppia, strutture continue, libro illeggibile, flexy, xerografie originali, quadrato a più dimensioni sincron 250, alla galleria Sincron Arte contemporanea a Brescia
1969, 21 marzo Munari è invitato a sostenere una conferenza ai Venerdì Letterari al Teatro Carignano di Torino affrontando il tema del design e la comunicazione visiva. Nell'ambito della conferenza Proiezioni a luce polarizzata e proiezione di alcuni film sperimentali.
1969, 21 settembre Partecipazione alla mostra collettiva Campo urbano. Interventi estetici nella dimensione collettiva urbana, Como con due performance: Visualizzazione dell'aria di piazza Duomo e Proiezioni a luce polarizzata su schermi plastici semoventi.
1970, gennaio La rivista Ottagono dedica la copertina ad una composizione polarizzata di Munari.
1970, 17 marzo – 11 aprile Mostra personale Bruno Munari alla Galleria La Cappella, Centro ricerche e sperimentazioni audio/visive, Arti figurative, Cinema, Spettacolo, Trieste.
Martedì 17 marzo alle ore 21 Bruno Munari presenterà diapositive e film di sua produzione.
1970, 24 giugno - 25 ottobre Partecipazione alla mostra collettiva XXXV Esposizione Internazionale d'Arte, Biennale di Venezia, Proposte per una Esposizione Sperimentale: Analisi del vedere, sale XV/XXX, espone: Proiezioni dirette, 1953, con materie plastiche diverse; Proiezioni a luce polarizzata, 1955.
1970, 25 settembre – 22 novembre Partecipazione alla mostra collettiva Kinetics, Hayward Gallery, Londra. Espone: Macchina Inutile, 1944, Collection Danese Milan; Ora X, prototipo 1945, realizzazione del 1963, collezione dell'artista; Polariscop n. 3, 1969, collezione dell'artista.
1970, 6 novembre Mostra personale Bruno Munari l’arte è un mestiere fatto a regola d’arte: polariscop a motore, ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari, xerografie, negativi- positivi, visi-antenati alla galleria Sincron Arte contemporanea a Brescia.
1973, 8 febbraio – 25 marzo Opere di Munari vengono esposte alla mostra Situazione dell'Arte non figurativa nell'ambito della X Quadriennale Nazionale d'Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma, (novembre 1972 – maggio 1973).
Note d'archivio
Le proiezioni dirette di Bruno Munari in Domus n.291 1954
Munari ha proiettato recentemente a Milano, in grande formato, un centinaio di composizioni – qui ne vedete alcune – fatte con la luce, con materiali vari, trasparenti, semitrasparenti e opachi, violentemente colorati o a colori delicatissimi, con materie plastiche tagliate, strappate, bruciate, graffiate, liquefatte, incise, polverizzate; con tessuti animali e vegetali, con fibre artificiali, con soluzioni chimiche e (come dice l'invito alle proiezioni) con la collaborazione del figlio Alberto.
Il lavoro dell'artista è lo stesso che usando il colore a olio e la tela e i pennelli, soltanto che invece dei colori a olio sono state usate materie plastiche trasparenti colorate, invece della tela si è proiettata la composizione direttamente in grande sulla parete bianca, e invece del pennello si è usata la luce.
Le possibilità di composizione e di espressione sono moltissime; il colore può assumere tutte le tonalità dalle più accese e violente, irraggiungibili con altri mezzi, alle più tenui e smorzate. Con soluzioni chimiche, con alterazioni delle materie plastiche, con azioni fisiche sulle stesse si possono ottenere materie pittoriche interessantissime. Si possono usare i retini e le pellicole per certi effetti, le parti opache diventano nere in proiezione, con diversi strati di cellofan colorata si ottengono le più svariate sfumature di colore. C'è insomma una tavolozza vastissima con la quale si può affrontare qualunque problema estetico.
Il vivere moderno ci ha dato la musica in dischi (e nessuno pensa di chiamare una orchestra in casa per sentirsi una musica): ora ci dà la pittura proiettata; e ognuno vicino alla discoteca, può avere la sua pinacoteca fatta però di originali e di copie numerate, da proiettare. Ingombro di una raccolta di cento quadri: cm 5 X 5 X 30. Un collezionista può portarseli comodamente in viaggio, proiettarli sul soffitto della sua camera d'albergo, vederli quando vuole, grandi dieci centimetri o dieci metri.
[Bruno Munari]
direct projections bruno munari 1950
rhodoid graffiato, cloruro di polivinile bruciato, celluloide e retino grafico
published on Domus n. 291 1954
direct projections bruno munari 1950
strati di cellofan colorati e piegati
published on Domus n. 291 1954
direct projections bruno munari 1950
plastica bruciata, plexiglas, mastice trasparente, parti metalliche opache
published on Domus n. 291 1954