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Nel banner particolari di: Xeroritratto di Bruno Munari; Munari 1966, fotografie di Ada Ardessi, Biennale di Venezia courtesy ISISUF Milano; Munari 1950, fotografia di Federico Patellani; Munari con Macchina Inutile 1956, fotografia di Aldo Ballo
 
 
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D. Buzzati, Ha fatto un libro strappando le pagine, in Corriere d'Informazione 10 dicembre 1955

Concavo e Convesso, in Domus ottobre-dicembre 1947

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1968

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1970

B. Munari, Guerra e Pace - Si cammina così - Sentirò la mia voce al telefono, in Humor nel mondo n°1, Giugno 1949

G. Kosice, Las búsquedas experimentales de Munari, in Geocultura de la Europa de hoy Ediciones Losange, Buenos Aires, 1959 (espanol)

B. Munari, Tanti saluti con fantasia, in Stampa Alternativa Roma 1987

R. Carrieri, Munari illusionista degli spazi, in Natura nov-dic 1932

B. Munari, L'Abecedario di Munari, Stile Robinson, Una casa a Fiumetto in Stile n. 30 Giugno 1943 Garzanti Editore

Marylin McCray, Catalogue Electroworks (excerpts), International Museum of Photography & Film, George Eastman House Publisher, Rochester N.Y., 1979

B. Munari, La grafica tridimensionale di Max Huber, in Design n. 4, Bergamo 1975

Bollettino del MAC N.1 - Oggetti Trovati

B. Munari, Belle e Brutte, in L'Automobile - marzo 1967

B. Munari, Surrealismo. E’ un film di Grandi Firme, in Le Grandi Firme - giugno 1938

B. Munari, Diagramma, in Orpheus - dicembre 1932

M. Datini jr., Notizie delle arti, in Le Arti luglio -agosto 1970

B. Munari, Dall'individualismo al collettivismo, in Arte Centro Milano, aprile - giugno 1975

Gruppo Q, Munari. Spazio Abitabile, Stampa Alternativa, Roma, 1999

C. L. Ragghianti, in Catalogo della mostra Ricerche visive, strutture e design di Bruno Munari La Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, 1962

Bruno Munari, Astratto e concreto, in Catalogo della mostra Arte concreta, 9-24 aprile 1983, Palazzo del Ridotto Cesena, Ed. Industria Litografica SILA, Cesena 1983

M. Perazzi, Questo è il mio segreto, non mi arrabbio mai, in La Domenica del Corriere 26 marzo 1983, n.13 anno 1985

A. Segàla, Bruno Munari, in Epoca 28 novembre 1986, Milano, pp. 88-92

A. Linke, Bruno Munari: le regole del genio, in Frigidaire 1987

A. Nosari, Ansia di velocità, in L'Ala d'Italia 1 ottobre, 1938


 
I film di Munari su YouTube


 

Sono disponibili su YouTube tutti i film di Bruno Munari e Marcello Piccardo realizzati tra il 1962 e il 1972 nell'ambito dello Studio di Cinema di ricerca di Monte Olimpino.

Un ringraziamento per la pubblicazione va ad Andrea, figlio di Marcello Piccardo, che con molta generosità ha reso disponibile tutto il materiale.



   
 
1963 I colori della luce


 

Soggetto di Bruno Munari. Regia di Bruno Munari e Marcello Piccardo

È un film, di Bruno Munari e Marcello Piccardo. Un film di sedici millimetri, della durata di cinque minuti. Per la prima volta, un film intero ripreso a luce polarizzata. La ripresa è stata fatta proiettando i vetrini direttamente in macchina (le immagini e i colori, continuamente mutevoli – programmati su lastrine preparate da Munari – vengono resi visibili da uno schermo di vetro che seziona il raggio di luce diretto in macchina).
Il film è realizzato senza montaggio. Le immagini sono accompagnate da musica, appositamente composta da Luciano Berio. Operatore Edgardo Ronconi.
Frazionati, inseguiti fino all'infinitesimo, nello spazio e nel tempo, le forme e i suoni producono sempre e ancora immagini: minimi, istantanei avvenimenti, che il ritmo trasforma in racconto. La brevissima durata del film ne è piena come un caleidoscopio.
Il film è stato realizzato dallo Studio di Monte Olimpino, a Como, dove si lavora a questi piccoli film sperimentali. È stato prodotto per il Centro Internazionale delle Arti e del Costume, e proiettato per la prima volta a Venezia. Poi a Milano, in ottobre. Poi a Bruxelles, con vivo successo, la sera di Natale, al Terzo Concorso Internazionale di Knokke-Le Zoute. È, questo, il concorso che raccoglie il meglio della produzione mondiale di film sperimentali; e il film vi rappresntava l'Italia, scelto da una giuria di selezione composta da: James Broughton, Jean Cayrol, William Klein, Jan Lenica, Lorena Mazzetti, Norman McLaren, Joergen Roos, Herbert Vesely.

[Domus, n. 412 marzo 1964]

A Knokke questo film vinse il primo premio.




Nel 1953 (circa) facevo delle ricerche sulla luce polarizzata per estrarre i colori puri dalla luce stessa e fare delle composizioni a colori mutevoli. Qualche hanno dopo, con alcuni amici di Monte Olimpino, facemmo un film a 16 mm a colori della durata di circa 10 minuti (film che fu poi presentato al festival del cinema di animazione a Knokke, in Belgio, nel 1964, unico film italiano accettato da una giuria internazionale). Il sonoro di questo film fu fatto da Luciano Berio, che avevo conosciuto alla RAI assieme a Maderna, in quel tempo conobbi anche Cage.
Avevamo fatto sonorizzare da Berio questo film a luce polarizzata perché i colori della luce sono senza "timbro" come i suoni generati elettronicamente. Purezza assoluta dei colori assieme alla purezza dei suoni elettronici.

[Bruno Munari, 1987]



 
1964 Tempo nel tempo


 

Soggetto e regia di Bruno Munari e Marcello Piccardo

Questo film ottenne la medaglia d'oro dalla Triennale di Milano.

Tempo nel tempo anticipa di molti anni la video-art di Bill Viola dilatando un evento della durata di un secondo in tre minuti. Si osservi la tuta dell'acrobata che sul fianco riporta, attraverso una serie di cerchi bianchi di raggio differente, un accenno di struttura ossea, quasi un rimando a certe studi sul movimento del periodo futurista.
Infine è da notare il piedistallo rosso, che nella scena è di fatto un rettangolo, molto frequente nelle composizioni grafiche di Munari.
Realizzato al Vigorelli di Milano, in una assolata giornata d'estate. Grazie alla cinepresa Microscopio temporale del Politecnico di Milano è stato possibile strappare tutta la pellicola di 3 minuti in un solo secondo.





 
1964 Sulle scale mobili


 

Soggetto di Bruno Munari. Regia di Marcello Piccardo

Questo film è stato realizzato per i grandi magazzini La Rinascente di Milano. Il ritmo, quasi ossessivo, delle persone sulle scale mobili ha una cura ed una asciuttezza estetica che rimanda alla poetica di molti capolavori del grande regista Michelangelo Antonioni.





 
1964 Inox


 

Soggetto di Bruno Munari e Marcello Piccardo. Regia di Marcello Piccardo

La versione recentemente ritrovata e ricostruita non ha sonoro. E' uno dei film più astratti, dove si realizzano composizioni con la luce attraverso l'utilizzo di lastre di acciaio inossidabile.






   
 
1964 Moirè


 

Soggetto di Bruno Munari. Regia di Marcello Piccardo

Si tratta di un breve estratto senza sonoro recentemente ritrovato; l'originale ha invece nella colonna sonora musiche del compositore fiorentino Pietro Grossi. Ricorda gli effetti di sovrapposizione e di riverbero prodotti dall'opera Concavo-convesso (1947), un ambiente di luci ed ombre ottenuto per mezzo di un rete metallica; richiama anche il portaritratti Moirè (produzione Danese, 1967), un oggetto di uso comune che diventa a suo modo un'opera d'arte.





 
1965 Scacco matto


 

Soggetto di Bruno Munari. Regia di Marcello Piccardo

Una partita a scacchi, una sperimentazione sui diversi procedimenti di stampa di una pellicola cinematografica.





 
1969 After effects


 

Soggetto di Bruno Munari. Collaborazione scientifica di Gaetano Kanizsa

Un film dove Munari chiama a collaborare Gaetano Kanizsa, psicologo, esperto di percezione ed esponente di fama internazionale della psicologia della Gestalt. Si tratta di un film sulle impressioni retiniche, ovvero sui colori che nascono negli occhi degli spettatori. Un film dove solo metà dei colori sono nella pellicola, l'altra metà li vede il pubblico. Una forma semplice riempie lo spazio della visione, un disco sfumato di colore rosso (poi verde, poi giallo, poi blu) su sfondo grigio neutro, con al centro un piccolo disco nero che si trasforma ciclicamente in triangolo e poi quadrato in modo sempre più accelerato per catturare l'attenzione dello spettatore, la forma principale scompare di colpo e lo spettatore continua a vedere un disco colorato di colore complementare che nella pellicola invece non c'è.








































complicating is easy, simplifing is hard
Last Modified: 25 July 2017 10:13:14