1930 macchine inutili    forme astratte in movimento nello spazio                                1946 concavo-convesso    una rete metallica ripiegata ed appesa, un ambiente mutevole di immagini ombre rifrazioni, una nuvola                                1948 pitture negativo positive    annullato il contrasto tradizionale tra la figura e il fondo                                1950 proiezioni di luce    la pittura si smaterializza, diventa ambiente, lo spettatore entra nella composizione proiettata                               1951 macchine aritmiche     la regola e il caso, il ritmo e l'imprevisto                                1951 oggetti trovati    sassi cortecce radici valvole manifesti strappati, la natura e l'arte
 
 
Macchina aerea, 1930                      
Bruno Munari arriva a Milano nel 1926, ma del giovane futurista ci rimangono poche opere, qualche disegno e qualche fotografia. Sebbene gli esordi sono più che promettenti, ed il futurismo è una delle correnti europee più importanti del momento, il vero inizio della lunga avventura artistica di Bruno Munari è però da spostare al 1930.
Nel 1930 Bruno Munari ha solo 22 anni, frequenta gli ambienti futuristi, ma si accorge abbastanza presto di non essere completamente in sintonia con la retorica del movimento, talvolta roboante, e di cui ne coglie, con umorismo, anche i limiti intrinseci, logici.

Per Munari è un controsenso esaltare la velocità e la dinamicità restando nei limiti angusti di una pittura bi-dimensionale. La pittura astratta con le sue forme geometriche, i suoi spazi colorati, sono per lui delle nature morte di forme geometriche dipinte in modo verista. Allo stesso modo le pitture di Kandinskij, che tanta influenza ebbero su di lui, sono ancora circoscritte ad un descrizione verista di un mondo reale osservabile non ad occhio nudo, ma per mezzo dei moderni mezzi di osservazione scientifica, come il microscopio.

Nell'amore per Kandinskj (comperai un suo quadro alla Galleria Il Milione a rate per 1.000 lire, unico quadro venduto nella mostra milanese del 1934) e nella descrizione disincantata del suo lavoro (pitture veriste) c'è in Munari l'intelligenza di colui che sa metabolizzare ma allo stesso tempo andare oltre i risultati raggiunti, per quanto importanti, delle generazioni di maestri a lui precedenti.

Ma la questione fondamentale per Munari diventa quella di liberare le forme dalla staticità del dipinto e sospenderle in aria, facendole vivere spazialmente nell'ambiente circostante, passando con uno scatto e con buona dose di intelligenza giovanile dalle tradizionali due dimensioni (pitture) o tre dimensioni (scultura statica) alla quarta dimensione: il tempo. Solo con la quarta dimensione si possono avere forme mutevoli, plastiche dinamiche, proprio come era nelle intenzioni del futurismo, che già nel 1915 nel manifesto Ricostruzione futurista dell'universo a firma di Balla e Depero, parlava di complessi plastici in rotazione che scompongono volumi o a trasformazioni successive.
L'oggetto mobile, leggero, appeso al soffitto, libero di muoversi nello spazio introduce la variante temporale, liberando l'oggetto d'arte dalle catene della forma statica, immodificabile. Per certi versi l'operazione di Munari è la conseguenza delle teorie formali del dinamismo di Balla ed è precursore di ogni istanza spaziale e cinetica.

Munari nel 1930 è solo un giovane di belle speranze, forse il migliore, come aveva già intuito Marinetti che lo sprona ogni giorno ad inventare qualcosa di nuovo; lo spazialismo di Fontana è ancora lontano dall'arrivare (il manifesto blanco è del 1946); gli echi della Bauhaus e dei libri della scuola non sono ancora arrivati a Milano (la libreria Salto importatrice di queste istanze aprirà qualche anno dopo nel 1933); mentre il giovane Calder a Parigi incontra Mondrian e ne viene folgorato, in Munari è già matura l'idea di sculture mobili, di composizioni con forme geometriche in movimento, ed è già determinata la consapevolezza sulla inadeguatezza della tela come supporto.
Munari dunque arriva prima di altri all'idea di una pittura in movimento, le cui forme sono in funzione del tempo. I suoi precursori, come vedremo, sono davvero pochi e non certo quelli che si ritengono a torto i capostipiti di una pittura mobile.

La prima realizzazione di forme geometriche libere nell'aria è la macchina aerea del 1930 che possiamo osservare in questa rara fotografia dello studio di Munari. Si tratta della macchina aerea originale che andò distrutta durante un trasloco e che Munari ripropose solo nel 1971 in un multiplo d'arte a tiratura 10 esemplari per le edizioni Danese di Milano.


L'oggetto costruito in legno e metallo, era alto 1 metro e 80, largo circa 60 x 30. Le sfere erano rosse, meno una piccola che era nera, tutte le bacchette erano bianche.
Appeso ad una corda al soffitto di un ambiente, si muoveva lentamente, spinto da qualche corrente d'aria.






macchina aerea edizione danese del 1971, l'unica ad oggi disponibile



Era come una costellazione, come un gruppo di atomi, o, come si potrebbe dire oggi, una stazione spaziale.
Nelle gallerie d'arte nessuno la voleva esporre perché non era né pittura né scultura.
Dopo essere stato appesa per qualche anno nel mio studio di via Ravizza a Milano, andò distrutta in un trasloco.
Dall'osservazione del comportamento di questa prima ed unica macchina aerea, nacquero in seguito le macchine inutili






particolare della macchina aerea





munari suona la sua macchina aerea



La macchina aerea del 1930 può essere letta come la prima macchina inutile realizzata da Munari. Sebbene la fortunata definizione di macchina inutile è del 1933, e solo a partire da questa data vengono realizzate macchine con questo nome, la macchina aerea compositivamente risponde alla stessa esigenza per cui sono state pensate le macchine inutili.





macchina aerea 1930 collage





macchina aerea 1930 schizzo



Man Ray è il vero precursore di oggetti appesi che girano mossi da un soffio d'aria. Una fotografia di Man Ray di questo oggetto del 1920 è pubblicata nel libro Oggetti d'affezione curato dallo stesso autore per l'editore italiano.





Man Ray, Lampshade, 1919-23



Nel suo corso del 1923 Moholy Nagy fece progettare ai suoi studenti composizioni che dovevano dimostrare un equilibrio in sospensione o fenomeni simili.





Irmgard Sorensen, struttura sospesa, corso preliminare di Moholy-Nagy e Albers, Bauhaus, 1924



Calder, benché sia notoriamente riconosciuto come l'inventore dei mobiles, inizia la realizzazione di oggetti con parti sospese ed in movimento a partire dal 1931, ma la realizzazione di vere e proprie macchine aeree va fatta risalire al 1933, qualche anno dopo, come è d'altro canto riconosciuto da tutti gli studiosi, la prima macchina aerea di Munari.
La storia dell'arte non è come ben si sa la compilazione di una classifica temporale e sicuramente l'idea di una pittura libera nello spazio e nell'ambiente è ormai matura.
Nel 1930 Calder all'età di 32 anni è a Parigi dove visita lo studio di Mondrian ricavandone una impressione enorme, e pensa a come sarebbe divertente far muovere nello spazio quelle forme geometriche.
It was basically as a direct result of [that visit] and the sight of all those coloured rectangles spread out on the wall, that my first abstract work was based on the interstellar relations.





Calder, oggetto con palla rossa, 1931





Nel 1931 Calder realizza anche un mobile con motore





Nel 1933 Calder realizza il primo mobile appeso





macchina inutile, 1934
collezione Galleria d'Arte Moderna, Roma



Nessuna galleria d'arte le voleva esporre, mi dicevano: ma che roba é? non è pittura, non è scultura, si appendono al soffitto come i lampadari...
[Bruno Munari]





Bruno Munari, un raro disegno preparatorio di macchina aerea, sempre del 1930





Bruno Munari, disegno di macchina aerea, 1931





un'altra macchina aerea nello studio di munari, anni '30





macchina inutile (perduta), 1933





macchina inutile, 1934
courtesy Miroslava Hajek


Qualche riflessione finale: quale è la reale importanza di Munari?
L'essere arrivato per primo all'idea di mobile? L'aver percorso per primo una strada nuova? L'aver pensato un opera ambiente inserendosi in pieno nella corrente teorica futurista che voleva dare scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile, formando dei complessi plastici che metteremo in moto?
[Ricostruzione futurista dell'universo, Balla Depero, Milano 1915]

O forse la vera importanza di Munari sta nel suo modello comportamentale, ovvero nel non essersi rinchiuso all'interno di un sistema rigido, in cui ripetersi e ripetere, vendendo in un numero elevato di varianti, la stessa idea.
Munari non ha fatto l'errore di certi artisti che hanno sacrificato, con piacere perché ben ripagati, la loro intelligenza alle esigenze di raccogliere consensi di mercato e di riconoscibilità. O forse ha commesso consapevolmente e pedagogicamente l'errore di non mettere in atto strategie di creazione del valore e del fatturato che, con lieve naturalezza, lasciavano indifferente l'uomo-Munari.
La grandezza di Munari è stata quella, benché giovanissimo e con a disposizione un'idea forte, di non cedere alle lusinghe del già noto, continuando invece ad alimentare la sua straordinaria creatività che ci ha regalato, nel corso di tutto il '900, dopo le macchine aeree, molte altre idee, invenzioni visive e opere d'arte.



Bruno Munari e Max Bill

Forse più che un confronto tra le macchine aeree di Calder e quelle di Munari (progettualmente diverse) ha senso invece indagare le affinità costruttive tra alcune opere di Max Bill e quelle di Bruno Munari.
Ad esempio Max Bill nel 1934 realizza una scultura di 2.3 metri dal titolo scultura bipartita che a prima vista assomiglia alla macchina inutile da tavolo di Munari del 1934. Ma la somiglianza è solo apparente. Nella macchina di Munari è dominante l'idea di movimento, data dalle pale di elementi in alluminio, i quali muovendosi spinti dal vento, creano, alla sfera rossa in primo piano, uno sfondo. Munari realizza in scala ridotta quella che è concepita come una macchina inutile altissima da giardino (vedi articolo del 1937 pubblicato sulla rivista La lettura numero 7 dal titolo: Che cosa sono le macchine inutili e perché).
Nella scultura di Max Bill invece il movimento reale è assente, così come sarà assente, in generale, l'idea di scultura aerea; invece è dominante una ambiguità di spazi, che favorisce una partecipazione attiva del fruitore (movimento virtuale).
Arturo Quintavalle la descrive con queste parole nel quaderno n.38 dell’Università di Parma CSAC 1977:
Esiste un supporto per la forma in primo piano, con riferimenti antropomorfi evidenti, ed un altro supporto, collegato al precedente, che regge una specie di piano di fondo attraversato da un foro circolare segnato in superficie da una figura geometrica, l’intreccio di due cerchi di raggio assai ampio.
L’ambiguità potrebbe essere, a livello di determinazione degli spazi, la caratteristica saliente di questa scultura: prima di tutto nel supporto, una base su tre punti di forza che giustappone però sistemi diversi, uno che fa da sfondo e che si determina subito come spessore, l’altro che emerge col suo legno in primo piano. Anche qui lo spazio è attraversato, il nodo della forma lignea è infatti passato da un foro a tronco di cono che punta sul riquadro di sfondo.





max bill, scultura bipartita 1934





munari con la macchina inutile del 1934
















   

la macchina aerea del 1930 in una rara fotografia dello studio di Munari





progetto per macchine inutile, 1932 Fondo CSAC

Nel disegno si possono notare alcune composizioni costituite da una serie di elementi appesi tra di loro non vincolati





    Aggiornamenti

Sulla datazione delle macchine inutili e della macchina aerea abbiamo intervistato la storica d'arte Miroslava Hajek che ci ha fornito questa testimonianza:

"Munari mi ha raccontato piu volte che quando nel 1930 aprì con Ricas lo studio di grafica c'era, in fondo ai locali, una stanza vuota, al centro della quale Munari installò un oggetto da lui chiamato la macchina inutile, illuminandolo in modo che le ombre dilatassero l'opera, creando relazioni con lo spazio. Questa caratteristica delle macchine inutili veniva potenziata dalla loro struttura, creando movimento nel movimento.
La contemporanea macchina aerea fa parte di una ricerca parallella, successivamente abbandonata, perche secondo lui la macchina aerea era solo una scultura appesa. Esplorare un'idea in tutto lo spettro delle sue possibilità e affrontare i problemi estetici rendendoli essenziali al massimo faceva parte della specificità del sua approccio creativo.
La reazione di Marinetti al titolo la macchina inutile, ovvero che le macchine non possono essere inutili [Marinetti] è avvenuta nel corso della mostra dove Munari le ha presentate. Munari raccontava spesso questo episodio per far capire il suo differente rapporto con la meccanizzazione. Anzichè feticcizzare la macchina, come facevano i futuristi, elaborò il suo concetto poetico. La sua macchina è una leva e questo la distingue dai meccanismi di Balla e Depero. In piu voleva rimarcare il proprio gusto per il paradosso e per l'ironia, anche questi assenti nel primo futurismo.
Le macchine inutili di Munari appartengono a quel secondo futurismo di cui Munari fu orgogliosamente protagonista e rappresentano un'evoluzione e un perfezionamento dei proclami futuristi, contenuti nel famoso Manifesto Ricostruzione futurista dell'universo del 1915 a firma Balla e Depero."

[dicembre 2008, da una conversazione con Miroslava Hajek]