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Nel banner particolari di: Xeroritratto di Bruno Munari; Munari 1966, fotografie di Ada Ardessi, Biennale di Venezia courtesy ISISUF Milano; Munari 1950, fotografia di Federico Patellani; Munari con Macchina Inutile 1956, fotografia di Aldo Ballo
 
 
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D. Buzzati, Ha fatto un libro strappando le pagine, in Corriere d'Informazione 10 dicembre 1955

Concavo e Convesso, in Domus ottobre-dicembre 1947

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1968

B. Munari, Manifesto dei multipli, Centro operativo Sincron, Brescia, 1970

B. Munari, Guerra e Pace - Si cammina così - Sentirò la mia voce al telefono, in Humor nel mondo n°1, Giugno 1949

G. Kosice, Las búsquedas experimentales de Munari, in Geocultura de la Europa de hoy Ediciones Losange, Buenos Aires, 1959 (espanol)

B. Munari, Tanti saluti con fantasia, in Stampa Alternativa Roma 1987

R. Carrieri, Munari illusionista degli spazi, in Natura nov-dic 1932

B. Munari, L'Abecedario di Munari, Stile Robinson, Una casa a Fiumetto in Stile n. 30 Giugno 1943 Garzanti Editore

Marylin McCray, Catalogue Electroworks (excerpts), International Museum of Photography & Film, George Eastman House Publisher, Rochester N.Y., 1979

B. Munari, La grafica tridimensionale di Max Huber, in Design n. 4, Bergamo 1975

Bollettino del MAC N.1 - Oggetti Trovati

B. Munari, Belle e Brutte, in L'Automobile - marzo 1967

B. Munari, Surrealismo. E’ un film di Grandi Firme, in Le Grandi Firme - giugno 1938

B. Munari, Diagramma, in Orpheus - dicembre 1932

M. Datini jr., Notizie delle arti, in Le Arti luglio -agosto 1970

B. Munari, Dall'individualismo al collettivismo, in Arte Centro Milano, aprile - giugno 1975

Gruppo Q, Munari. Spazio Abitabile, Stampa Alternativa, Roma, 1999

C. L. Ragghianti, in Catalogo della mostra Ricerche visive, strutture e design di Bruno Munari La Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, 1962

Bruno Munari, Astratto e concreto, in Catalogo della mostra Arte concreta, 9-24 aprile 1983, Palazzo del Ridotto Cesena, Ed. Industria Litografica SILA, Cesena 1983

M. Perazzi, Questo è il mio segreto, non mi arrabbio mai, in La Domenica del Corriere 26 marzo 1983, n.13 anno 1985

A. Segàla, Bruno Munari, in Epoca 28 novembre 1986, Milano, pp. 88-92

A. Linke, Bruno Munari: le regole del genio, in Frigidaire 1987

A. Nosari, Ansia di velocità, in L'Ala d'Italia 1 ottobre, 1938


 
Oggetti trovati


 

Bruno Munari nel 1944 pubblica, prendendo spunto da una serie di articoli apparsi qualche anno prima sulla rivista Tempo, il libro Fotocronache per l'editore Domus.

Nel racconto A che gioco giochiamo? Munari parla della sua passione estetica per i sassi.

I sassi sono giocattoli forse un po' primitivi ma però alla portata di tutti i bambini. Vi dirò che piacciono molto anche a me. Ne ho una bella collezione (non certo come quella del museo di storia naturale, altra cosa la mia: i sassi considerati come piccole sculture astratte, per intenderci Arp). E poi sono così umani, direi quasi (l'ho detto ormai) simpatici e antropomorfi. Questo sembra una rotula o il cranio di un gattino. Tiepido.
E con il pretesto di cercar sassi vado spesso a visitare le draghe.


Alcuni anni dopo, nel dicembre del 1951, Munari presenta la mostra di Oggetti trovati presso la Saletta dell'Elicottero del Bar dell'Annunciata, a Milano in via Fatebenefratelli 22, un bar che diventa a tutti gli effetti una sede per le mostre del M.A.C. (Movimento Arte Concreta).

Quella di Munari del 1951 è una mostra rilevante perché si presenta già formato il suo paradigma; quel paradigma che darà luogo in seguito a mostre, cicli di opere ed interventi di spirito pedagogico, tra i quali ricordiamo: il mare come artigiano (oggetti trovati sulla spiaggia), da lontano era un'isola (mostra di sassi raccolti sulle spiagge liguri), museo immaginario delle isole eolie (frammenti raccolti durante le vacanze alle isole eolie), ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari (raccolte di frammenti di origine incerta e di uso ignoto che vengono completati graficamente dalla fantasia di Munari), fossili del 2000 (frammenti di oggetti tecnologici dismessi, immersi nel perspex a futura memoria) e tanti altri frammenti utilizzati per spiegare i processi morfologici della natura.

Nella nuova saletta dell'Elicottero, al bar della Annunciata in via Fatebenefratelli 22, Munari espone la collezione degli “oggetti trovati”. Gli oggetti esposti si lasciano guardare per la prima volta in modo nuovo, rivelando le loro diverse nature e indicando come segnali stradali varie vie alla fantasia degli artisti che cercano un mezzo inedito, contro ogni scuola o accademia, vecchia o nuova. [...]
L'incontro con Munari è sempre piacevole e pieno di sorprese. Munari è noto ormai perché, con intelligenza e spirito inventivo, ha saputo rompere alcuni schemi già costituiti, cercando di far porre l'occhio dello spettatore da nuovi punti di vista. In questa mostra egli sembra prendersi gioco delle tendenze artistiche – nuove e vecchie – presentando oggetti che, per il solo fatto di essere “scoperti” e visti con occhio particolare, entrano in un nuovo gusto d'arte: un pezzo di corteccia, dei sassi, un pezzo di rete metallica, delle valvole; questi oggetti acquistano una luce nuova per il modo come sono presentati. In questo senso Munari resta su un piano di regìa e offre delle nuove lenti per ritrovare, in oggetti che per altri possono essere banali, delle piacevoli immagini di gusto.


[Guido Ballo, in Munari all'Elicottero, Avanti, 5 dicembre 1951]




un sasso impassibile trovato da Munari

L'elenco completo degli oggetti esposti viene riportato sul bollettino N.1 del MAC che per documentazione riportiamo:

- brandelli di manifesti
trovati in Rue Monsieur le Prince, a Parigi, sopra una staccionata di legno, un poco scoloriti dalla pioggia


brandelli di manifesti cm 35x47 1951
coll. priv.

Quest'opera storica merita una menzione particolare per la sua genesi. Viene realizzata da Munari qualche mese prima della mostra milanese, precisamente nel giugno del 1951, a Parigi.
Munari si trova a Parigi per presentare al Salon des Realités Nouvelles il suo primo quadro Negativo-Positivo, riprodotto anche in catalogo, così come si trova a Parigi, anche lui in qualità di partecipante, l'artista Mimmo Rotella.
Munari confida alla collezionista Miroslava Hajek di essere con Rotella quando realizza l'opera in questione, che dunque assume una certa importanza non solo perché questo collage di manifesti trovati anticipa di alcuni anni la prima mostra dei manifesti strappati di Mimmo Rotella (1955) e la prima mostra degli affischistes francesi (1957), ma anche perché prefigura tutta la ricerca munariana sulla leggibilità (o illeggibilità) delle scritture e la ricerca sulla composizione attraverso frammenti (Ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari 1955-56).

Da questo punto di partenza e di riflessione comune le strade di Rotella e di Munari, come è noto, divergono poi ampiamente.
Mentre Rotella centra la propria ricerca attorno alla soluzione di sovrapporre o esporre brandelli di manifesti opportunamente scelti e lavorati, per Munari il recupero di frammenti visivi si inserisce nella più vasta azione del trovare oggetti e riproporli alla nostra attenzione, modificati quel tanto che basta a farci leggere quacosa di nuovo, che prima non vedevamo.

Quella di Munari non è una rielaborazione pop, tesa ad inglobare nel linguaggio artistico ciò che è popolare, non è nemmeno un raccogliere dalla spazzatura o dal bidone del riciclo (come hanno fatto altri suoi colleghi), semmai l'intento di Munari consiste nel ricreare, nel porre in evidenza, attraverso una azione che è affine alla sprezzatura descritta da Baldassare Castiglione: usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l'arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi.

Infine si noti che in questa opera sono leggibili, tra le tecniche adottate, le strappature sui bordi dei frammenti di carta, strappature che ricorreranno frequentemente nelle sue opere su carta, in particolare nei cicli ricostruzione teoriche di frammenti immaginari e nelle scritture illeggibili

- un frammento di albero
trovato in via Colonna, a Milano, da un rivenditore di legna e carbone. Il frammento d'albero era buttato da una parte perché non considerato utilizzabile. Vorrei quello lì, dissi. L'uomo me lo pesò, pagai e me lo portai a casa. Lo tenni qualche anno in terrazza a cicatrizzare i tagli freschi, ora è bello come un paesaggio visto dall'aereo

- una forcola di barca veneziana
trovata a Venezia. L'avevo vista prima attaccata alla gondola, bella come un Archipenko, le sue forme dettate dalla funzione del remo. Bianconi mi indicò il luogo di nascita e la trovammo, appena nata, tutta ancora unta di olio cotto




fotografia di frammento di albero e forcola di barca veneziana
[pubblicata sul bollettino del MAC N.1]


- una corteccia di sughero
trovata sulla spiaggia di Marina di Campo, a leccarla sa ancora di sale. E' un progetto di isola modellato e levigato con grande cura del mare

- due interni di valvole radio
trovate in un cassetto. Ho notato che, come per i bachi da seta, così anche per le valvole radio c'è una stagione in cui l'insetto interno rompe il bozzolo ed esce sotto forma di farfalla. Devo dire però, sinceramente, che io le ho aiutate un poco col martelletto

- un sasso
trovato in via Tarquinio Prisco, a Milano. Ce ne saranno stati alcuni milioni, grandi e piccoli, di tante forme. Io non sono stato li a passarli tutti, ho scelto questo, piacevole da tenere in mano come forma e peso, con quella graziosa fossetta



- un frammento di vetro securit
trovato a Monte Olimpino, nel laboratorio di Piccardo. Violentemente frantumato ma ancora un poco unito, frammento d'ali di libellula fossile, alveare d'invisibili api, sezione trasversale di musa paradisiaca, cos'è mai questo oggetto? è un frammento di vetro securit

- una radice
anche questa trovata all'isola d'Elba. Erano le sette di mattina, nessuno era sulla spiaggia bianca e fredda. Violinista fossile, danzatore colpito dal fulmine, scheletro di dervisci, cos'è mai questo oggetto? una radice secca

- un brandello di pelliccia
trovato a casa del diavolo. Come si spiega la presenza di un gufo sulla pelle del vitello? Eppure è vitello, eppure è gufo. Lo saprà Savinio

- una pagina sovrastampata
trovata in tipografia a Milano, molti fogli sovrastampati sono curiosi, figure trasparenti si sovrappongono, parole e immagini discordanti si accordano. Questa Cumparsita è davvero assordante

- lo straccio dei colori
trovato nello studio. E' di cotone finissimo, le macchie sono di colori a tempera e aniline, c'è anche una macchia di china e inchiostri colorati. Cosa stavo facendo quel giorno? Non sapevo dove asciugare i pennelli

- una rete metallica
trovata in via S. Martino, a Milano. Modellata da una bomba, corrosa dalle intemperie

- l'assicella del verniciatore
trovata nei dintorni. Ogni verniciatore pulisce i pennelli contro una porta, sopra un pezzo di compensato, sul muro. Andate a vedere. Il muro non potevo portarlo via, la porta gli serviva. Tra i pori delle ultime pennellate altri colori sbucano

- una piccola reticella
trovata a Fiumetto. Cos'è questo antico papiro, questo rarissimo documento, questa carta geografica di un continente ignoto, questo frammento di benda di mummia? E' una piccola reticella arrugginita trovata vicino ad un ponte

- corde annodate
trovate a Napoli, schiacciate dalle ruote dei veicoli, non hanno perduto le graziose movenze date loro dai molti nodi, dagli inestricabili nodi

- sassolini
trovati sulla spiaggia di Albisola, bellissime forme modellate con pazienza dalle onde contro la cartavetrata della spiaggia

- cortecce di platani
trovate in corso Sempione a Milano. Sono tutte appiccicate contro i tronchi degli alberi, alcune sono appena sollevate, croste di ferite quasi umane, lebbra, fanno quasi paura, nei sogni

- uno stampo di gesso
trovato ad Albisola, è il progetto per una grande piazza in salita, è il modello di una fontana, è il progetto di piazza fontana, è un gioco indiano, è un pesce fossile, è uno stampo di gesso per ceramiche

Consulta l'elenco pubblicato sul Bollettino del MAC N.1


oggetto polimaterico di uso incerto, prodotto dal mare

La bella presentazione di E. N. Rogers dal titolo: Trovare è la conseguenza di cercare viene anch'essa pubblicata sul bollettino Arte Concreta N.1.

Si dice: chi cerca trova, ma è vero solo per poco. E' vero per coloro che quando cercano qualcosa di fuori ne hanno già una parte dentro di loro.
Questo trovare è un ricreare o, almeno, uno scoprire e un confessarsi.
Munari cerca e trova; i suoi strani mestieri si possono spiegare e identificare solo col suo nome. Che cos'è Munari? Noi abbiamo verbi in "are"; in "ere"; in "ire"; non abbiamo verbi in "ari", Munari è un'eccezione ed è un verbo attivo che ha solo l'infinito.
Munari significa, per esempio, costruire "macchine inutili" che, in altri termini, sono oggetti assai utili (ma soltanto allo spirito).
I bambini capiscono cosa voglia dire Munari e perciò Bruno si rivolge sovente a loro. Pertanto, ognuno può restare poeta con l'aiuto di quest'uomo intelligente e buono. Egli non vi insinua evasioni, ma anzi vi pone di fronte a concrete realtà che, senza la sua cortese insistenza per farvele notare, vi sfuggirebbero. Munari è ritrovare i momenti smarriti. Ma quelli che celano armonie.
Se fosse un musicista, Bruno ci inviterebbe a un concerto di maree, di piogge, di sete fruscianti, di stelle cadenti, di bisbigli. E ci farebbe riudire voci che ci erano passate accanto mentre stavamo distratti. Poiché il suo occhio è ancora più vigile dell'orecchio, ecco che ha trovato per noi alcuni oggetti smarriti in mezzo alla nostra vita quotidiana o in quella, non meno inconsapevole, della natura. Ne diventiamo coscienti. Ci stupiscono sempre, spesso ci interessano, talvolta ci piacciono.
E' opera di un'artista che una volta tanto non ci comunica il mondo delle sue creazioni, ma quello delle sue scoperte. Ed è anche l'opera d'un pedagogo: un insegnamento a guardare e un pochino anche un rimprovero alla nostra pigrizia mentale.
Mi piacerebbe che questa raccolta di oggetti, i quali tutti uniti formano in paradigma l'inafferrabile infinito di Munari non andasse dispersa. Fra tanti contemporanei dannati a perdere emozioni e sensazioni e parole nell'oscuro ventre di Moloch, è mai possibile che non ve ne sia almeno uno di salvabile?


[Ernesto N. Rogers, testo pubblicato sul Bollettino del MAC N.1]



pino marittimo trovato in un pioppo


Per la stampa italiana la cecità verso le mostre del MAC è totale: i suoi esponenti non esistono o vengono derisi. Il noto critico del Corriere della Sera, nonché pittore, Leonardo Borgese commenta così la mostra:
Nella Saletta dell'Elicottero si è inaugurata da qualche giorno la mostra della Collezione Oggetti Trovati di Munari. Le mostre all'Elicottero sono organizzate dal MAC, e questa collezione che "vuole essere un segno di libertà e di profonda ricerca" comprende un frammento di albero, un sasso... ecc. Bravo Munari! E così tu e il MAC sotto sotto volete ridurci a critici della spazzatura, eh?...

[Leonardo Borgese, Corriere della Sera, 14 dicembre 1951]





Nella fotografia dello studio di Munari riprodotta qui sopra si vede a sinistra una teca in vetro in cui sono raccolti alcuni oggetti trovati sulla spiaggia.

Un giorno un noto gallerista milanese chiese a Munari, dopo anni di conoscenza, una mostra personale. Quando Munari presentò la vetrina con dentro il mare come artigiano il benservito fu immediato.

Il mare come artigiano diventa un libro nel 1995, pubblicato da Corraini Editore ed ancora oggi disponibile. In questo libro Munari racconta come nacque nel 1953, in vacanza al mare, sulla spiaggia di Baratti (Livorno), questo gioco visivo e di recupero di oggetti.

Tu butti qualcosa la mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale, e anche bagnato perché così i colori sono più vivaci

[Bruno Munari, Il mare come artigiano, Corraini Ed.]



un oggetto trovato sulla spiaggia
fotografia di Atto Belloli




un altro oggetto trovato sulla spiaggia e prodotto dal mare artigiano
fotografia di Atto Belloli



    Nel 1955 in agosto, durante le vacanze alle isole Eolie, Bruno Munari allestisce un Museo immaginario: con il figlio esplora un sito archeologico dove vengono raccolti alcuni frammenti ed altri oggetti più comuni (un pezzo di legno cotto dal sole, il coperchio tondo in ferro della cisterna di acqua piovana, ecc.). Questi oggetti trovati diventano spunti per ricostruzioni di oggetti immaginari. Il gioco si completa con una vera e propria inaugurazione del Museo Immaginario delle isole Eolie.



Munari di fronte alla ricostruzione di un intero pirata in base a una scheggia di gamba di legno da pirata trovata sulla spiaggia di Drautto a Panarea

[fotografia pubblicata sul libro Simultaneità degli opposti, Corraini Ed.]




cintura di castità eoliana con due fori, vulcano XIII secolo


Da lontano era un'isola è un libro pubblicato nel 1971 per le Edizioni Emme, ristampato successivamente prima da Einaudi e poi da Corraini.
Il titolo prende spunto dalla osservazione di un sasso che da lontano assume la forma di un'isola con castello



ecco il sasso che sembra un'isola


Da lontano era un'isola diventa nel 1985 anche una mostra al Museo di Storia Naturale di Milano.






alcuni sassi con la riga messi in fila




un sasso con grotta

Munari trova e ci propone oggetti di vario tipo: alcuni mostrano con humor cose inusuali, altri sono esemplificazioni delle strutture naturali.




La signora Pocanzi e il Signor Conte Bigolin de la Nona
pezzi trovati di betulla




arborescenza trovata da Munari




oggetto trovato da Munari


Quando l'artista osserva la natura è come se la natura comunicasse, attraverso la sensibilità dell'artista in quel momento, uno dei suoi segreti.
[Bruno Munari]


Munari realizza vari lavori a partire da oggetti trovati. L'operazione di Munari ha solo alcune affinità apparenti con la poetica dell’object trouvé o del ready made di Man Ray o di Marcel Duchamp.

[...] egli [l'autore, ndr] ha preso un elemento comune dell’esistenza, e l’ha disposto in modo che il significato utilitario scompare sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista; egli ha creato un nuovo pensiero per tale oggetto.

[M. Duchamp, testo pubblicato su The Blind Man]

E' costante in Munari un elegante senso di humor paradossale, che non solo ci fa sorridere, ma ci costringe, attraverso una forzata ginnastica mentale, ad una diversa chiave di lettura, basata su relazioni o affinità visive. Obiettivo di Munari è cercare altri punti di vista.

L'oggetto trovato quasi sempre viene cercato per le sue caratteristiche di sorpresa: un pennello, a cui Munari annoda, formando delle trecce, dei fiocchi, diventa una pennellessa dai modi vezzosi, dalle forme sinuose; una radice raccolta durante una passeggiata nel bosco diventa, per le sue caratteristiche morfologiche, un Polpo di montagna.




la pennellessa
pennello con treccine 1970 circa
coll. priv. Parigi

Gli oggetti trovati hanno delle affinità con i suoi divertimenti linguistici, ambigui disturbi semantici, dove l'equivoco non è più visivo ma verbale, dove i contesti semantici cambiano in un attimo: un passero saltava tra i merli del castello; il piccolo anarchico inglese uscì a mezzanotte con la bombetta; Pitagora, vieni a tavola!.
Tali divertimenti diventavano spesso delle vere prove di intelligenza con le quali Munari sollecitava il proprio interlocutore, anche quello casuale, quasi a misurare, attraverso i tempi di reazione, le capacità intellettuali altrui: il Polpo è stato trovato nel silenzio dei boschi di Monte Olimpino, vicino a Chiasso




il polpo di Monte Olimpino 1990
coll. priv.




Messaggio in bottiglia con post scriptum in bottiglietta 1945 ca.


Tromba militare schiacciata da un rullo compressore, oggetto modificato mediante un'operazione che anticipa le compressioni di Cesar dei primi anni '60.
Una tromba appiattita, ridotta alle due dimensioni, non può dare il segnale della carica, di conseguenza diventa una tromba della pace; l'ironia ci conduce ad un oggetto inutile, la cui funzione è estetica e speculativa.




tromba della pace 1950
avvistata, l'ultima volta, a Palazzo Reale nel 1986

Nelle intenzioni di Munari sostituirebbe la colomba di Picasso.




Questo sasso è piuttosto misterioso, non comunica ancora relazioni possibili con il mondo noto, è stato trovato da Munari sui sentieri di Monte Olimpino.


Promemoria

Ci sono oggetti che si fanno notare perché hanno qualcosa da comunicarti, ma subito non si capisce il messaggio. Tu conservi questo oggetto per anni finché un giorno, all'improvviso, ti rivela la natura di una forma o di una materia o di una struttura con le quali potrai comunicare quello che hai scoperto.


[Bruno Munari, dal catalogo della Mostra Antologica di Palazzo Reale, Milano, 1986]




Il signor Robinson ha dato forma definitiva a uno stile, largamente usato nel nostro pianeta da molta gente antica e moderna, che chiameremo stile Robinson. Quelle capanne che i poveri costruiscono in tutte le parti del mondo con latte di benzina, pezzi di saracinesche, mozziconi di pali, vecchie porte abbandonate, brandelli di reti metalliche e altri rottami comuni al genere umano, capanne complete di arredamento interno e, di solito, tappezzate di vecchi giornali, non sono molto diverse come stile dalla casa che si costruì il signor Crosoe. Ebbene, tale stile, serio e un poco triste quando piove, ha messo radice nell'anima degli uomini come qualsiasi altro stile. Esso è strettamente utilitario, necessario, antibarocco. Un giorno X visitai una draga e mi accorsi che era costruita in perfetto stile Robinson. Ora vi spiego: prima, ai suoi tempi, sarà stata certamente una draga meccanica e metallica quanto basta per il commercio delle draghe ma il tempo, l'uso, l'acqua e le sassate continue l'hanno consumata, modificata. I suoi uomini l'aggiustarono via via che qualche pezzo si consumava non con altre parti meccaniche bensì con quello che trovavano a portata di mano: vecchie catene di motocicletta, bastoni pali paletti, un manico di scopa, pezzi di filo di ferro arrugginito, ecc. Nacque così una draga stile Robinson tutta color ruggine. Andatela a vedere, per favore: la gita ne vale la candela (se ci andate di notte).

[Bruno Munari, riportato in Civiltà delle macchine n.2 marzo 1953]



   
poster della mostra


L'anno scorso a una mostra di oggetti trovati, allestita in un bar di Milano, Munari espose un pezzo di albero, una forcola di gondola veneziana, una corteccia di sughero, due interni di valvole radio, un sasso, un frammento di vetro securit, una radice, un brandello di pelliccia, una rete metallica, uno stampo di gesso, delle corde annodate e altre cose. Tali oggetti suggerivano, nel modo col quale erano presentati, delle evidenti analogie con certe opere di arte moderna. Le valvole erano state trovate all'interno di un cassetto. Avevo notato – confessa – che, come per i bachi da seta, così anche per le valvole radio c'è una stagione in cui l'insetto rompe il bozzo ed esce sotto forma di farfalla. Devo dire però, sinceramente, che io le ho aiutate un poco col martelletto. L'architetto Rogers in occasione della mostra coniò apposta una voce speciale, il verbo Munari, per dire che il nostro artista era davvero incomparabile nelle sue attente scoperte. Si chiama oggi stile o verbo Munari quella poetica che distingue non solo le ormai mille macchine inutili, ma anche i libri illeggibili colorati, i plastici atmosferici, i depliants, le mostre, le impaginazioni e le numerose altre attività in cui Munari ha portato sempre qualche granello di intelligenza.

[tratto da Le scoperte di Bruno Munari di Vincenzo Lacorazza pseudonimo di Leonardo Sinisgalli in Civiltà delle macchine n. 2 marzo 1953, bimestrale diretto da Leonardo Sinisgalli]



Dalla natura all'arte
Palazzo Grassi Venezia 1960

La mostra è ideata dai critici Willem Sandberg e Michael Tapié ed allestita con la collaborazione di Robert Dahlman-Olsen, Lucio Fontana, Enzo Mari, Bruno Munari, Sofu Teshigahara.

Munari espone: rocce, sassi e tronchi. Sul Catalogo della mostra alcune fotografie documentano l'allestimento, in cui gli oggetti trovati, i manufatti della natura, diventano oggetti d'arte a tutti gli effetti.






Corteccie, sassi...
Essi stessi sono arte, quindi poesia





L'occasione era quanto mai preziosa per fare il punto, non solo sui rapporti tra l'arte - d'oggi e di ieri, o di sempre - e la natura, come ispiratrice ed emanatrice di forze formali e formative; ma anche per cogliere e definire il rapporto tra processo formativo naturale e processo formativo umano. [...]
Un tentativo in questo senso è stato abbozzato nelle tre salette introduttive allestite con mirabile fantasia da Munari dove forme naturali sono state proiettate, ingrandite e inquadrate così da costituire degli scenari naturali già prossimi a certe forme rintracciabili in molta arte dei nostri giorni.


[Gillo Dorfles, in Naturale e umano nel processo formativo, Domus n. 371, 1960, ripubblicato in Inviato alla Biennale, Schewiller, Milano, 2010]



Bottiglia Lampo

Nel 1993 in occasione della mostra antologica di Duchamp a Palazzo Grassi (Venezia) su invito di Pontus Hulten Bruno Munari realizza questo oggetto in omaggio all'artista francese.



bottiglia lampo
coll. priv. Parigi

Colpo di fulmine
tra una bottiglia
e una chiusura lampo
Come di solito
in questi casi
non si può mai
spiegare il perché.
Contiene spirito
stimolante l'immaginazione.
Un sorso prima
un sorso dopo.


Ideata da Bruno Munari
nel 1970 circa
Prodotta in 50 esemplari
da Venini nel 1993
firmati e numerati
in omaggio al grande
Marcel Duchamp.

B. M.

Nota: alcune indagini ci hanno consentito di verificare che la datazione indicata da Munari è verosimilmente errata, il disegno della bottiglia con cerniera compare in un taccuino di appunti databile 1941-43 custodito presso la Fondazione Vodoz-Danese, Milano.



Il paradigma della natura come ispiratrice di forme poetiche è ancora attuale.



Fischli-Weiss, Rock on top of another rock
Serpentine Gallery, London, 2013




complicating is easy, simplifing is hard
Last Modified: 25 July 2017 10:13:14