1930 macchine inutili    forme astratte in movimento nello spazio                                1946 concavo-convesso    una rete metallica ripiegata ed appesa, un ambiente mutevole di immagini ombre rifrazioni, una nuvola                                1948 pitture negativo positive    annullato il contrasto tradizionale tra la figura e il fondo                                1950 proiezioni di luce    la pittura si smaterializza, diventa ambiente, lo spettatore entra nella composizione proiettata                               1951 macchine aritmiche     la regola e il caso, il ritmo e l'imprevisto                                1951 oggetti trovati    sassi cortecce radici valvole manifesti strappati, la natura e l'arte
 
 
Frequently Asked Questions                      
E' vero che non esiste un solo Munari, ma esistono tanti Munari diversi?
No, Munari è un artista che è ritornato spesso su alcune idee fondanti, riproposte nel corso del tempo sempre con creatività e per mezzo di forme nuove.
Ad esempio l'idea di un ambiente che coinvolga lo spettatore è presente nelle macchine inutili (1930), nella installazione concavo-convesso (1947), nelle proiezioni dirette (1950) e nelle proiezioni polarizzate (1953), nella installazione della fontana a 5 gocce (Tokyo, 1965), nei filipesi (1981). Anche in altri casi è possibile rinvenire un filo logico tra diversi cicli di opere in apparenza dissimili. Tramite una valutazione non superficiale dell'opera artistica di Bruno Munari è facile scorgere queste connessioni.


Munari è futurista?
Si, Munari nasce con il secondo futurismo, quando appena ventenne arriva a Milano e conosce il poeta Escodamè‚ (Leskovic) e poi Prampolini e Marinetti che lo ritiene il giovane più promettente. Munari è sempre stato orgoglioso del proprio passato futurista, ma fu costretto a mantenere, rispetto a questo importante movimento artistico, un profilo un po' distaccato, questo perché il Futurismo italiano fu riabilitato dalla critica solo molto tardi, nel 1986, grazie a Pontus Hulten. In precedenza il futurismo italiano è sempre stato associato alle posizioni fasciste inneggianti alla guerra, che invece Munari non abbracciò mai.
Anzi, con lieve ed intelligente umorismo, Munari dissacrò certa retorica marinettiana inventando la macchina inutile, superando i limiti futuristi della rappresentazione del movimento nelle due dimensioni (il quadro), introducendo il concetto di tempo e di spazio indeterminato e trasformabile (ambiente).


Le macchine inutili sono descritte nel libro pubblicato da Einaudi nel 1942?
No, è un errore replicato da molti, in quel libro per bambini Munari descrive delle macchine umoristiche che nulla hanno a che fare con le macchine inutili, che sono invece opere d'arte nate per risolvere un problema estetico e teorico.


Le macchine inutili derivano dai mobiles di Calder?
No, sono precedenti benché rispondono allo stesso desiderio: proiettare nello spazio (terza dimensione) e nel tempo (quarta dimensione) la pittura astratta.


E' vero che Munari non fu mai un grande pittore?
Si, nel senso tradizionale del termine. A lui interessava superare la pittura e fare entrare lo spettatore nella pittura. Anche quando produce quadri-quadrati, come nel caso della famosa serie dei negativi-positivi, cerca di far vibrare l'occhio dello spettatore, determinando una instabilità percettiva, facendo scomparire la figura ed il fondo, che sono elementi fondamentali della pittura tradizionale.


E' vero che Munari ha copiato Duchamp riproponendo l'oggetto trovato?
No, Munari, benché influenzato da Duchamp e forse ancor di più da Man Ray, opera con leggerezza ed ironia, dedicandosi in particolare a trovare nella natura una bellezza che nessuno aveva mai mostrato prima, come nel caso dei sassi di Riva Trigoso o dei prodotti del mare artigiano trovati sulla spiaggia di Populonia Baratti, o delle arborescenze. L'intervento di Munari spesso consiste solo nel saper selezionare, in natura, nel bosco o sulla spiaggia, tra i tanti lavorati quelli degni di essere osservati, studiati, riletti per una loro speciale bellezza. Il suo trovare è uno scoprire, ma anche un ricreare per la meraviglia dell'occhio dello spettatore. E' proprio in questa operazione ed in questi lavori che si riconosce la spiritualità della sua poetica, che culmina nell'utilizzo di 5 gocce d'acqua, tramite le quali è in grado di realizzare un ambiente complesso, ricco di stimoli sensoriali.















    Munari è un designer o un artista?
Munari è un'artista, si è dedicato al design, come alla grafica, non solo per interesse professionale, ma anche come forma di sostentamento, in modo da essere libero di agire senza vincoli nel campo dell'arte. Nel suo design e nella sua grafica si ritrovano molte delle sue invenzioni artistiche che sono oggi, nell'ambito della comunicazione visiva, di pubblico dominio. Munari però, da artista moderno, ha sempre privilegiato un certo tipo di produzione seriale di oggetti d'arte a sola funzione estetica, come metodo per democratizzare il mercato dell'arte. Ciò avvenne in particolare con la produzione seriale di macchine inutili, strutture continue, flexy, tetracono, ora X, sculture da viaggio ed altri oggetti d'arte.


E' vero che Munari aveva una particolare ossessione per il packaging?
Si, a Munari piaceva risolvere (come sanno fare i designer) il problema della trasportabilità e della economicità nella produzione di opere d'arte. Ecco perché la sua scultura più innovativa è in cartoncino leggero, tascabile, trasportabile, da lui definita appunto scultura da viaggio, e la sua pittura più monumentale è fatta con la proiezione di semplici diapositive, cosa che gli consente di rendere tascabile (ovvero economica) anche una grande mostra.
Munari è artista moderno anche perché dotato di tutte quelle competenze, tipiche di un designer, che gli consentono di risolvere problemi che gli altri artisti, per assenza di conoscenze, non sono in grado di trattare.


E' vero che le Curve di Peano sono dei frattali?
Si, Peano definì teoricamente una curva. Quella utilizzata da Munari è una particolare curva di Peano nota come curva di Sierpinski (matematico polacco, 1882-1969), in cui la similitudine tra il tutto e le sue parti consente di classificarla come curva frattale. Munari colora la curva attraverso aritmie di colori, rompendo in questo modo la monotonia della crescita frattale della curva. Non è un novità infatti che l'alternanza tra regola e caso è una delle costanti del lavoro artistico di Munari.


E' vero che Munari non è un artista prolifico?
No, Munari fu artista molto prolifico, lavorò sempre moltissimo. Molte opere sono rimaste su carta in forma di progetto, disegno, schizzo perché spesso mancavano i committenti per le realizzazioni finali. E' vero invece che frequentemente Munari abbandonava un'idea di lavoro abbracciandone un'altra, entrando così in un nuovo ciclo di opere, ma la sua attività va compresa trasversalmente, individuando le ricorrenze sotto forme diverse.


E' vero che Munari come artista per anni è stato assente dal mercato dell'arte?
No, è sempre stato presente, ne è una dimostrazione la lista delle tante mostre personali da lui realizzate con diverse gallerie private. Munari però non ha mai amato un certo mercato dell'arte ed ha sempre rifiutato, con coerenza, anche proposte importanti di contratto da parte di gallerie estere.


E' vero che Munari ha fatto molte opere seriali?
Si, ha anche teorizzato la produzione seriale come antidoto ad un mercato d'arte troppo escludente per i suoi prezzi proibitivi. La modernità di Munari sta anche nella scelta di privilegiare una emergente classe media, giovane e colta, che sarebbe stata esclusa, per via degli alti prezzi, da un mercato dell'arte artificiosamente inaccessibile.


pagina a cura di
Miroslava Hajek critica, storica d'arte e collezionista
Luca Zaffarano


















   

volumi virtuali creati da una macchina inutile 1947

Come può definire la sua arte?
Ci sono diversi modi di fare dell'arte. Una, per esempio, che è quella più diffusa, è quella di darsi uno stile. Per cui succede che per tutta la vita quell'artista farà sempre quel segno. Tutto ciò non arricchisce la conoscenza ma serve solo a confermare che c'è quella forma d'arte e nient'altro. Allora io credo di essere tra quelli che seguono invece la propria natura, dove mi spinge la realtà in un preciso momento. Io cerco di scoprire se c'è qualcosa da imparare dalla natura e di costruire qualcosa in tre dimensioni che sia la comunicazione visiva di quello che ho scoperto.

Tratto dall'articolo Munari, Il gioioso movimento della forma di Maurizio Giufrè pubblicato su Il Manifesto venerdì 22 dicembre 1995.